Ciancimino: trattativa tra Stato e mafia dietro Forza Italia
Il figlio dell'ex sindaco di Palermo, deponendo nel processo a carico del generale Mario Mori, ha inoltre sostenuto che Provenzano avrebbe progettato di rapire uno dei figli di Berlusconi. Per il Pdl è "pura follia". Dell'Utri: "Non mi farò da parte"
Forza Italia è il frutto della trattativa tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del '92. A dirlo in aula è stato Massimo Ciancimino, che continua la sua deposizione al processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. A riferirlo a Ciancimino sarebbe stato il padre Vito Ciancimino, l'ex sindaco di Palermo, che secondo il figlio avrebbe avviato dopo il maggio del 1992 la trattativa con i Carabinieri da un lato e i boss mafiosi dall'altro. Ciancimino junior sta spiegando al pm Antonio Ingroia il contenuto di alcuni 'pizzini'.
"Mio padre - ha spiegato il testimone illustrando il biglietto - mi disse che questo documento, insieme all'immunità  di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina era il frutto di un'unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo". Il testimone ha anche spiegato che la prima parte del pizzino, che lui custodiva, sarebbe sparita.
Della lettera infatti gli inquirenti hanno trovato soltanto la metà . Ciancimino ha detto che la lesse in carcere al padre Vito che "voleva richiamare alla collaborazione il partito nato anche grazie alla trattativa". Secondo Massimo Ciancimino, con quella lettera si voleva invitare Berlusconi "come entità politica, non come individuo" a "tornare sui suoi passi" e rientrare nei ranghi. Vito Ciancimino, ha detto il figlio in aula, voleva una rete tv per dire la sua e si riferiva a volte a quanto detto da Berlusconi
in un'intervista del 1977 a Repubblica, quando affermò che se un suo amico fosse sceso in politica gli avrebbe messo a disposizione una rete tv.
Ad un certo momento la deposizione è stata sospesa su richiesta di Massimo Ciancimino, che durante la sua deposizione si è commosso quando gli sono state mostrate le fotografie della sua villa dell'Addaura in cui ha trascorso la prima estate dopo la nascita del figlio Vito Andrea. Nelle fotografie si intravede anche la cassaforte dov'era custodito il papelo.
Nel proseguio della sua deposizione Massimo Ciancimino ha spiegato di aver aspettato a rivelare quanto sapeva per paura di possibili ritorsioni e ha rivelato di continuare a subire minacce: "la settimana scorsa sul parabrezza dell'auto blindata la mia scorta ha trovato una lettera minatoria in cui si diceva che nessuno, neppure i magistrati di Palermo con cui sto collaborando, sarebbero riusciti a salvarmi". Ha inoltre dichiarato che anche il capitano dei carabinieri Di Donno gli avrebbe detto di non conservare i documenti della trattative.
Alla fine della sua deposizione Massimo Ciancimino ha consegnato al tribunale una lettera che il padre, Vito Ciancimino, avrebbe scritto a Silvio Berlusconi. I pm hanno chiesto di acquisirla e la difesa non si è opposta. Non si conosce il contenuto della missiva.