"Se la colpa è di chi muore": la tragedia dell'Umbria Olii
Il 25 novembre 2006 quattro operai muoiono per l'espolosione dei silos nello stabilimento di Campello. In un saggio Castelvecchi, Fabrizio Ricci ricostruisce la vicenda fino alla richiesta di risarcimento dell'azienda alle vittime. LEGGI L'INTRODUZIONE
04 febbraio, 2010
25 novembre 2006 - L'incendio causato dall'esplosione dei quattro silos all'Umbria Olii di Campello sul Clitunno - Credits: Lapresse
Il 24 novembre 2009 il processo per una delle più drammatiche
stragi sul lavoro della recente storia italiana muove
finalmente i suoi primi passi. Lo fa proprio un giorno prima
del terzo anniversario della tragedia. Tre anni, meno un giorno,
dopo quel 25 novembre 2006, quando quattro operai che
lavoravano sopra un silos dell’oleificio Umbria Olii di Campello
sul Clitunno saltarono in aria in una gigantesca esplosione
che avrebbe poi scatenato un inferno di fuoco e terrore
nel piccolo paese della valle umbra.
«Tre anni sono un tempo giusto per finire un processo,
non per iniziarlo», pensa ad alta voce Fiorella Grasselli, vedova
di Giuseppe Coletti, uno dei lavoratori uccisi nell’incidente.
Accanto a lei siede un’altra vedova, Anila Todhe, moglie
di Vladimir, il più giovane tra le vittime e anche l’unico
straniero. Morena Sabatini invece se ne sta in piedi, un po’ in
disparte come al solito. Lei era sposata con il titolare dell’azienda
appaltatrice che stava effettuando i lavori sui silos
della Umbria Olii, Maurizio Manili. Ha sempre preferito tenere
un profilo basso, molto discreto. Scambia qualche parola
soltanto con il suo avvocato e con Klaudio Demiri, l’unico
sopravvissuto al disastro, un ragazzo che aveva un rapporto
speciale con suo marito. La vedova di Tullio Mottini
non c’è, lei in Tribunale non è mai andata nemmeno durante
l’udienza preliminare. Evidentemente preferisce restare
fuori dal processo e forse anche dai ricordi.
Quando le porte dell’aula si riaprono e il giudice Avenoso
prende il suo posto sotto la scritta «La legge è uguale per tutti
» la tensione diventa palpabile.
Ad assistere all’udienza ci
sono anche alcuni dipendenti dell’Umbria Olii, da sempre
schierati a difesa del loro titolare, Giorgio Del Papa, oggi nelle
vesti di imputato. Questa presenza innervosisce non poco
i familiari delle vittime che non lo nascondono. Già altre volte
si è sfiorato lo scontro, evitato solo grazie all’intervento
delle forze dell’ordine. Ma ora in aula c’è silenzio. Si comincia
sul serio.
Il giudice chiarisce subito che prima di ogni altra cosa dovrÃ
analizzare le richieste di costituzione di parte civile. DovrÃ
decidere quindi se potranno entrare nel processo, oltreÂ
alle parti «naturali», anche i soggetti istituzionali che lo hanno
richiesto: Comune di Campello, Regione dell’Umbria, Ministero
dell’Ambiente, Inail e poi i sindacati, Cgil, Cisl e Uil.
Tutte richieste che la difesa di Giorgio Del Papa, imputato
per omicidio colposo plurimo con l’aggravante della colpa
cosciente, di disastro colposo e di omissione dolosa dei mezzi
di prevenzione, contesta duramente.
Il giudice allora si prende una ventina di giorni per studiare
le carte, ma annuncia che intende fissare un calendario di
udienze molto fitto, per procedere speditamente.
Tutto qui, per la prima udienza può bastare così. E mentre
la piccola folla esce dall’aula del Tribunale di Spoleto, uno degli
avvocati delle vedove risponde alle domande dei giornalisti.
Vogliono sapere che cosa ne pensa di questo inizio, di questa
prima udienza. Lui risponde seccamente: «Questi sono solo
passaggi formali. Il processo vero e proprio non inizierà prima
di gennaio».
Fabrizio Ricci (Perugia, 1978), giornalista professionista, ha lavorato per tre anni come redattore al "Giornale dell'Umbria". Dal 2007 è responsabile dell'ufficio stampa regionale della Cgil Umbria, dal 2009 collabora con Rassegna.it. Ha scritto i libri Le città di Perugia(Era Nuova, 2005, con Marcello Catanelli) e La Perugina è storia nostra (Ediesse, 2007)