L'ITALIA E L'EUROPA SOTTO LA NEVE. L'ALBUM FOTOGRAFICO

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di David Saltuari

Milano, Stazione Centrale, ore 23 di lunedì 21 dicembre, il momento in cui forse l’ondata di gelo che sta colpendo l’Italia del Nord sta raggiungendo il suo culmine. Sulle pensiline i viaggiatori aspettano di sapere se il loro treno riuscirà a partire. I più in ansia i passeggeri dei treni a lunga percorrenza. Nel limpido gelo antistante i treni migliaia di fiati si nebulizzano in coro alzandosi nella stessa direzione. Gli sguardi di tutti sono puntati sui tabelloni delle partenze per controllare i vari ritardi: per Lecce 240 minuti, Napoli 120, Salerno 60, Crotone un misero quarto d’ora; ma nessuno si illude. Il problema è lì a fianco, sul tabellone degli arrivi. Ritardi che di diverse ore che testimoniano convogli che non stanno arrivando, vagoni che non possono essere preparati e rimessi sui binari per essere rimandati, pieni, dal loro punto di origine.

Intanto Milano si scopre sprovvista di una sala d’aspetto (è in ristrutturazione). I viaggiatori si accalcano in un club Eurostar trasformato in bivacco d’emergenza. Uno spazio progettato per ospitare poche decine di passeggeri si è riempito di centinaia, forse un migliaio di persone stanche e infreddolite. Sedersi è un’illusione, muoversi quasi impossibile. Bambini stanchi urlano la propria impazienza mentre genitori sempre più insofferenti faticano a consolarli. Si esce ogni tanto a riposare le gambe, sedendosi nel freddo e controllare i ritardi che aumentano in modo esponenziale. Il treno per Crotone passa prima a 30 minuti di attesa e raggiunge, verso la mezzanotte, gli 80 minuti. Tutto intorno intanto la stazione si spegne. Chiude l’ultimo bar, si spengono le scale mobili, la voce dell’altoparlante si ammutolisce. All’una di notte scompaiono anche quei pochi dipendenti di Trenitalia in fuga davanti a domande per cui non hanno risposte.

Alle tre e mezzo, finalmente, qualcosa sembra muoversi. Sul tabellone appare il binario del treno per Lecce, seguito a breve anche da quello per Napoli e Salerno. I passeggeri per Crotone sono gli ultimi a lasciare lo scomodo club Eurostar. Il treno che li aspetta al binario nove è freddo, ancora sporco dal viaggio precedente e pieno di neve fin dentro i corridoi. Ma è qualcosa. Alle quattro e mezza finalmente parte.

Cinque ore dopo, alle nove, quando stando all’orario bisognerebbe essere a Bari, il treno entra con fatica nella stazione di Bologna. Il ritardo accumulato è salito a nove ore. Lungo la strada sono stati raccolti i passeggeri in attesa nelle varie stazioni; persone reduci spesso da condizioni di attesa molto peggiori di quelle milanesi. Parma, sprovvista di sala d’aspetto, ha fatto aspettare i viaggiatori all’aperto e al freddo tutta la notte. Molti di loro, saliti a bordo, si troveranno in vagoni senza riscaldamento.

La situazione generale dei convogli è drammatica. Mezzo treno non ha il riscaldamento, i bagni sono sprovvisti di acqua, molti servizi sono inagibili per la sporcizia e i danni ai sanitari, in un vagone non funziona neanche la luce. Ma è il freddo l’insidia peggiore. Nei vagoni dove la temperatura è quasi insopportabile ci si protegge con giacconi, guanti e le coperte fornite da Trenitalia. Ma non basta. Tra l’attesa sulla pensilina e la situazioni a bordo, molti passeggeri si ritrovano le mani coperte da escoriazioni da gelo. Chi ne soffre di più sono i passeggeri più piccoli, coperti con ogni mezzo dai genitori.

Alle 14 si arriva a Pescara e Trenitalia fornisce una colazione al sacco ai passeggeri: due crackers, una brioche, un succo di frutta e mezzo litro d’acqua. Insieme al cibo arriva un’altra novità. I controllori girano per i vagoni ad informarsi quanti passeggeri devono proseguire dopo Taranto. Inizia a girare la voce che dopo il porto pugliese il treno verrà soppresso e il viaggio continuerà in pullman. Vengono chieste informazioni e spiegazioni, ma di fronte ai tentennamenti dei controllori si telefona a casa per scoprire che sul sito di Trenitalia il treno risulta già soppresso. I vagoni sui quali si viaggia servono a Taranto per formare un treno diretto a Milano. Lo stesso capotreno si trova ad ammettere che sulla rete non ci sono abbastanza vagoni per formare un convoglio senza sacrificarne un altro. E la puntualità dei viaggiatori in una direzione viene valutata più importante del benessere di quelli diretti nell’altra.

Sul treno serpeggia la rivolta. C’è chi parla di occupare i vagoni, di sedersi sui binari. Il personale del treno non aiuta “Chi resta a bordo viene riportato a Milano” dicono. “In questa storia abbiamo tutti torto” ribadisce il capotreno. Tutti? Sì, anche i viaggiatori, perché non hanno voluto rinunciare al viaggio.

Protestare serve poco e, arrivati a Taranto, alle otto di sera, i passeggeri vengono accolti da carabinieri e polizia, allertati dalle telefonate infuriate dei viaggiatori a bordo. Le forze dell’ordine aiutano a portare i bagagli dal treno al pullman e ascoltano con pazienza tutte le lamentele e le proteste. Gli autobus arrivano, alla fine, a Crotone ben oltre le 23, ventiquattro ore dopo l’inizio dell’attesa a Milano, con un ritardo che ha di molto superato le nove ore.

Il personale di Trenitalia saluta i passeggeri ricordando che il biglietto non verrà rimborsato. La responsabilità del ritardo, infatti, è solo del maltempo.

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