Nel 2008 sono state inflitte 12,6 milioni di sanzioni per un incasso complessivo di due miliardi. Lo raccontano Carmelo Abbate e Sandro Mangiaterra in "L'onorata società" (Piemme), dettagliata inchiesta su caste e baroni. LEGGI UN CAPITOLO DEL LIBRO
L’Italia è una Repubblica fondata sulle multe.
Lo Stato taglia i trasferimenti agli enti locali? Cancella
l’Ici, l’imposta sugli immobili? I Comuni rimpinguano le
casse a suon di verbali infilati sotto i tergicristalli o spediti
tramite raccomandata. Dal 2000 a oggi gli accertamenti
sono quasi triplicati. Nel 2008 sono state inflitte
12,6 milioni di sanzioni, 1.427 all’ora, l’8 per cento in più
rispetto al 2007. Incasso complessivo: 2 miliardi. Ogni
italiano patentato ha sborsato in media 76 euro, mentre
ogni singolo vigile ha “generato valore” per 43 mila euro.
Per carità, è giusto che chi sbaglia paghi. Cosa che
non avviene frequentemente, visto che il governo ha
varato il condono sulle multe non saldate fino al 31
dicembre 2004. E non ci sarebbe nulla da eccepire, se
questo massiccio prelievo dalle nostre tasche avesse valore
pedagogico, cioè se si punisse per educare e migliorare
le condizioni generali della viabilità. Peccato che la
sensazione sia diversa. Il dubbio (legittimo) è che i criteri
e i metodi adottati dalle amministrazioni locali servano
in primo luogo a mettere a posto i bilanci. Come
spiegare, altrimenti, autovelox collocati in luoghi seminascosti,
o limiti di velocità che appaiono a tradimento e costringono a frenate pericolose? Che dire dei famigerati
T-red, i semafori a frazione di secondo, che si
sono rivelati truccati per incassare di più e fregare la
gente? E non parliamo delle zone a traffico limitato.
A Milano, per esempio, proprio la mattina in cui è scattata
la rivoluzione dell’Ecopass (il centro storico accessibile
a pagamento a eccezione delle auto dei residenti e
non inquinanti), alcune vie nevralgiche sono state di colpo
riservate ai mezzi pubblici.
Risultato: migliaia di cittadini,
che pure pensavano di essere in regola con l’Ecopass, si
sono visti recapitare fino a cento multe rilevate in cento
giorni successivi nello stesso punto. Per fortuna i giudici
di pace ai quali si sono rivolti i malcapitati stanno anteponendo
al rigore del codice il semplice buonsenso.
Roma, Firenze e Catania sono le città dove gli automobilisti
indisciplinati se la passano peggio. Nella capitale
le infrazioni sono aumentate del 46 per cento nel
2007: l’incasso annuo è di 340 milioni. Firenze ha il
record di verbali per veicolo: tre. Mentre ai piedi
dell’Etna ci sono i guidatori più tartassati: 140 euro pro
capite. Soldi che tuttavia non bastano a lenire le sofferenze
di un bilancio comunale perennemente sull’orlo
della bancarotta. Il primato dell’autovelox più redditizio
d’Italia spetta invece a un piccolo paese in provincia
di Varese, Comabbio: un marchingegno diabolico
che nel 2007 ha portato a casa 2.850 euro per abitante.
A pensare male si fa peccato, ma non si sbaglia. Ecco
la conferma. Arriva dal mitico colonnello Antonietta
Agliata, vicecomandante della polizia municipale di
Napoli. Donna tutto d’un pezzo, un bel dì si è messa al
computer e ha scritto una circolare che ha inviato ai
responsabili delle unità operative del capoluogo campano.
Un invito, di più, un’esortazione ad aumentare la “produttività” degli uomini in divisa. All’insegna di un
monito minaccioso: «In caso di mancato raggiungimento
di tali obiettivi tutto questo influirà sul giudizio finale
connesso alle valutazioni utili per le future progressioni
economiche, con adozione di conseguenziali provvedimenti
». Capito? Se vuoi fare carriera tira fuori blocchetto
e penna e fai il tuo dovere. Risultato, Agliata ha fatto
arrabbiare tutti: automobilisti, gli stessi vigili, assessori,
perfino il suo diretto superiore. Lui, Luigi Sementa, ha
giurato e spergiurato che non ne sapeva nulla e che l’idea
era stata partorita in sua assenza.
Fatto sta che il tentativo di legare l’avanzamento professionale
dei vigili alla “produttività” non è nuova. In
forme e modi diversi, è già stato sperimentato in parecchie
città, salvo cambiare rotta di fronte allo scatenarsi
delle polemiche. Adesso ci stanno pensando a Genova.
Ma c’è anche qualcuno che vuole tornare indietro, come
a Firenze. Il neosindaco Matteo Renzi ha deciso di bloccare
il furore degli ausiliari del traffico, che nel 2008 avevano
emesso 135 mila delle 250 mila multe complessive
comminate in città per divieto di sosta: «Non si fa cassa
in questo modo» ha dichiarato Renzi. I suoi colleghi di
mezza Italia si sono chiesti se fosse impazzito.
Grazie al cielo, c’è anche chi la butta sulla buona educazione
e sullo scherzoso. Come a Varallo Sesia, nell’alto
Vercellese. Da quelle parti è ormai buona abitudine
che il vigile lasci sul parabrezza, insieme con il fatidico
foglietto, un tagliando omaggio per prendere un caffè e
un gratta e vinci. Il sindaco Gianluca Buonanno, della
Lega, prova così a rabbonire i suoi compaesani-elettori:
«Il caffè serve per far sbollire l’arrabbiatura. Con il gratta
e vinci, se siete fortunati, rientrate della cifra pagata
con l’infrazione».
Si può sorridere. Si può partire da fatti come questo
per lanciarsi in un’analisi politica sul come e il perché il
Carroccio si sia radicato sul territorio. Si può fare tutto.
Ma non prescindere da una considerazione di carattere
generale: in Italia il settore dei trasporti, dalla viabilità
nei centri urbani alle autostrade, dalle ferrovie alle navi,
fino agli aerei, è agli ultimi posti nelle graduatorie che
misurano il livello di soddisfazione dei cittadini-utenti.
Carmelo Abbate è caposervizio nella sezione attualità di Panorama. Da cronista ha condotto numerose inchieste sul campo, in particolare riguardo a problemi sociali ed economici: dal lavoro nero al costo della vita. Oggi si è specializzato sulla difesa del portafoglio delle famiglie e dei diritti dei consumatori.
Sandro Mangiaterra è stato capo della redazione del Venerdì di Repubblica e prima ancora caporedattore e inviato speciale di Panorama. Attualmente collabora con il Sole 24 Ore (per la community di Nòva24 cura anche il blog Northern Sky, sui rapporti tra Nordest e Nordovest) ed è editorialista dei quotidiani veneti del gruppo L’Espresso. Da più di vent’anni si occupa di economia sociale e diritti dei consumatori.