Davanti alla Corte il giovane ribadisce la sua innocenza e ricostruisce passo passo la vicenda: dalla sua conoscenza con Meredith, alla sera del delitto, fino alla partenza per la Germania e il suo arresto. ASCOLTA LE PAROLE DI RUDY
L'ivoriano si è rivolto all'avvocato Francesco Maresca, che rappresenta i congiunti di Mez come parte civile. Al legale, Guede ha chiesto di far sapere alla famiglia della vittima che "l'unica cosa della quale la mia coscienza deve rispondere e per la quale nessun tribunale potrà assolvermi" è quella di non aver fatto tutto il possibile per tentare di salvare la studentessa inglese.
Nel corso della dichiarazione spontanea, Guede ha ricostruito quanto avvenuto la sera dell'omicidio di Meredith - al quale ha continuato a dirsi estraneo - i giorni precedenti e quelli successivi. Ha spiegato di avere incontrato Meredith il 31 ottobre del 2007, nel corso di una festa in discoteca e di aver avuto con lei un appuntamento per la sera successiva.
"Le ho dato un bacino sulla guancia e poi le ho detto 'ci vediamo"' ha spiegato l'ivoriano. Ha quindi riferito alla Corte che la sera successiva a quella dell'incontro entrò insieme alla Kercher nella casa di via della Pergola, poi teatro del delitto: "mentre eravamo in casa - ha sostenuto Guede - Meredith cominciò a inveire contro Amanda (la Knox, sua coinquilina e imputata del delitto insieme all'ex fidanzato Raffaele Sollecito). 'I miei soldi, i miei soldi, non la sopporto più" disse Meredith".
Il giovane ha quindi affermato di essersi "ritrovato in Germania", dove venne poi arrestato, ma di non avere avuto "nulla da cui scappare". Guede ha poi descritto il suo ritorno in Italia. "Questo, signor giudice - ha affermato - e' quanto ho vissuto. Non ho niente da nascondere e non sono un bugiardo. Chiudendo gli occhi vedo ancora rosso dappertutto.