di Chiara Ribichini

La tesi salvata ogni 5 minuti sul computer e la telefonata al 118. Un possibile alibi e una probabile menzogna. In mezzo ci sono il giallo della bici nera, le immagini pornografiche trovate sul computer di Alberto Stasi e i tanti interrogativi di un’inchiesta che, a più di due anni dall’omicidio di Chiara Poggi, si basa su pochi elementi oggettivi. Le superperizie disposte dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Vigevano Stefano Vitelli sembrano portare Alberto Stasi verso l’assoluzione. E’ davvero così? Ne abbiamo parlato con l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi.

Alla luce delle perizie presentate in aula finora, quali sono gli elementi che il giudice dovrà assolutamente prendere in considerazione?
Il primo è sicuramente la telefonata di Alberto al 118. Una telefonata partita quando l’imputato era già davanti alla caserma dei carabinieri e non quando era appena uscito dalla villetta di via Pascoli, come lui ha dichiarato. Lo prova la voce che si sente in sottofondo: qualcuno chiama Andrea, un carabiniere, al 39esimo secondo. Alberto ha mentito.
L’altro elemento certo è l’attività sul computer. Alberto ha lavorato alla tesi di laurea dalle 9.35 alle 12.20. Non bisogna però dimenticare, a mio avviso, che è possibile trasportare quel computer, così come cambiare l’orario.
La perizia informatica ha inoltre confermato un altro punto per noi importante: la sera prima del delitto Chiara ha avuto la possibilità di guardare alcuni file contenuti nel computer di Alberto, che si è allontanato per circa 15 minuti. Ha inserito una chiavetta USB per scaricare le foto del loro viaggio a Londra. Secondo i periti non si può escludere che abbia visto anche l’archivio pornografico. Il fatto stesso che le riprese fatte nella loro intimità si trovassero nella stessa cartella che conteneva immagini pornografiche è a mio avviso un elemento sufficiente per far iniziare una discussione di coppia.

Le superperizie disposte dal gup hanno smontato in parte il quadro dell’accusa. Si può parlare di errori fatti durante la fase delle indagini?
A noi non interessano gli errori. E non è detto che gli errori siano stati commessi in una prima fase e non in una seconda. Anche i periti informatici hanno riconosciuto la non solidità di alcune loro valutazioni.

Uno degli indizi contro Alberto contenuti nella ricostruzione del pm Rosa Muscio e ritenuto “irrilevante” dai consulenti nominati dal giudice è l’impronta di Alberto sul portasapone del bagno. Cosa ne pensa?
Credo che si tratti di un elemento liquidato in maniera troppo sbrigativa. L’assassino si è recato in bagno, come testimoniano le macchie di sangue sul tappetino. Sul dispenser non sono state trovate impronte dei proprietari di casa e neanche di Chiara, ma soltanto tracce di dna della ragazza. E’ curioso che non ci fossero impronte della vittima, che essendo la proprietaria di casa doveva utilizzarlo abitualmente. E’ stato ritenuto un elemento non probante perché Alberto frequentava abitualmente la casa. Ma secondo questo principio bisognerebbe escludere le prove in tutti gli omicidi maturati nell’ambito familiare.

L’assassino di Chiara sarebbe fuggito su una bicicletta nera da donna. Due testimoni raccontano infatti di averne vista una appoggiata al muro di cinta della villetta di Via Pascoli la mattina del delitto. Nessuna delle due bici sequestrate alla famiglia Stasi corrisponderebbe però alla descrizione...
La famiglia Stasi ha una terza bicicletta, nera e da donna, tenuta nell’officina del padre di Alberto, poco distante dalla loro abitazione. Il giorno successivo all’omicidio è stata visionata dai carabinieri e scartata perché ha un cestino e una sella diversi rispetto alla descrizione fatta dai testimoni. Va detto però che le due bici acquisite sono ancora più diverse (una da uomo bordeaux, l’altra grigia da donna). Noi non abbiamo chiesto il sequestro della terza bici, ma una documentazione fotografica per poterla allegare agli atti. La richiesta è stata respinta, ma il dato rimane: anche la famiglia Stasi ha una bicicletta nera da donna.

E' stato ammesso agli atti un video realizzato da lei in quanto parte civile che ricostruisce i possibili movimenti dell’imputato. In tutto 9 minuti per dimostrare che Alberto avrebbe avuto il tempo per compiere l'omicidio prima di iniziare a lavorare alla sua tesi.
Avevamo la necessità di rendere il più possibile oggettivo il dato del tempo che si impiega per percorrere in bicicletta la distanza tra la casa degli Stasi e la villetta dei Poggi. In base alla nostra ricostruzione Alberto ha impiegato 5 minuti e 6 secondi. I periti del giudice hanno valutato un periodo medio tra i 6 e i 7 minuti, ma noi abbiamo scelto un percorso più lungo. Sostanzialmente siamo arrivati a un risultato molto simile.

Si è scavato nella vita di coppia di Chiara e Alberto ma finora non sono emersi particolari litigi. Quale motivo avrebbe avuto Alberto per uccidere Chiara?
Chiara era una persona senza zone d’ombra. Aveva una vita ordinata, con passioni, interessi e una grande volontà di realizzarsi sul lavoro. La sua cerchia di amicizie, frequentazioni e hobby era molto ristretta. Non c’è traccia di liti o discussioni tra lei e Alberto. E’ proprio per questo che riteniamo molto strana la condotta di Stasi la sera prima del delitto e un po’ anche quella del giorno dopo, quando aspettò 4 ore dalla prima telefonata che fece a Chiara per andare a vedere che cosa fosse successo.

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