Un gruppo di studenti dell'Università della Calabria protestano durante la cerimonia d'inaugurazione alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Lo promette la rete di resistenza in difesa della scuola pubblica. Genitori, insegnanti e studenti sono pronti a far ripartire l’Onda. Non tutti, però
di Chiara Ribichini
L’8
gennaio l’aula della Camera ha dato il via libera definitivo al decreto 180 sull’università,
che contiene una serie di misure “per valorizzare il merito,
premiare i giovani, affermare la gestione virtuosa degli atenei e introdurre
più trasparenza nei concorsi all’Università per diventare professori o
ricercatori”, si legge sul
sito del Ministero dell’Istruzione.
Poco più di un mese prima,
il 30 ottobre, il decreto 137 “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e
università” era stato convertito in legge, seguito il 18 dicembre dall’approvazione
da parte del consiglio dei ministri dei decreti per la riorganizzazione delle
scuole dell’infanzia, elementari, medie e superiori. La riforma della scuola,
insomma, prosegue il suo cammino.
E L’Onda?
Occupazioni,
lezioni en plein air, manifestazioni, sit in, notti bianche, merende di
protesta, concerti in difesa della scuola pubblica. Per mesi abbiamo assistito
a una mobilitazione come non si vedeva da anni, iniziata fin dal primo giorno
di scuola e portata avanti ininterrottamente. Poi, con la pausa natalizia, le
proteste sono andate smorzandosi, ma non si sono esaurite.
“Anno
nuovo protesta solita”, promette rete scuole.net (rete di resistenza in difesa
della scuola pubblica) ed invita a non riporre la bandiera gialla sulla quale
campeggia la scritta “Vogliono distruggere la scuola pubblica. Io non ci sto”.
Tra le iniziative lanciate da rete scuole la “Segreteria della Buona Scuola”,
per raccogliere dai genitori le iscrizioni che confermino il tempo
pieno, i moduli e le compresenze, e
il convegno che si terrà a Roma sabato 17 gennaio
“Contro la scuola di regime: per la scuola della Costituzione”. In difesa della
scuola pubblica genitori e docenti hanno deciso anche di “metterci la faccia”,
pubblicando un video su You Tube.
All’Iqbal
Masih di Roma, una delle scuole elementari protagonista della protesta contro la
riforma Gelmini, il nuovo anno si è aperto con una serie di assemblee per
decidere il da farsi.
Gli
studenti delle scuole superiori sembrano invece aver abbandonato le
mobilitazioni ed essere tornati sui banchi. Sui siti dei principali sindacati,
come l’Unione degli studenti
o la rete degli studenti
si
parla della manifestazione nazionale per la pace in Medio Oriente, ma della
riforma Gelmini non c’è più traccia. Così anche nei forum. Gli ultimi commenti
risalgono a dicembre.
Anche
la maggior parte degli studenti universitari sembra esser rientrata in aula. L’Unione
degli Universitari ha proclamato proclama la giornata di lutto per il giorno in
cui è diventato legge il decreto 180. Poi, però, nessuna iniziativa. Anche sul
sito
ateneinrivolta
non c’è traccia di mobilitazioni in programma contro la Gelmini.
Qualcosa, però, si muove. Il 10 gennaio a Cagliari un gruppo
di studenti universitari con cartelli di protesta contro la riforma della
scuola ha fischiato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
Giovedì 15 gennaio il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano è stato contestato dagli studenti al suo arrivo
all’Università della
Calabria Unical.
"La visita di Napolitano
in Calabria - ha riferito uno studente che indossava una maglietta bianca con
la scritta 'Precari invisibili della ricerca Unical' - è per noi l'occasione di
rilanciare la nostra protesta contro l'attuale sistema universitario". Il
giorno prima a Genova più di un centinaio di studenti dell’Assemblea delle
Facoltà in Lotta genovesi
hanno occupato uno spazio dell’università nel centro
della città, per dimostrare che
l'Onda si fa spazio, "non si arresta e che ogni giorno
proviamo a costruire un'università altra e un futuro meno precario”.