La concentrazione persistente dello smog in Cina, oggetto di diversi allarmi negli ultimi tempi, potrebbe essere collegata allo scioglimento dei ghiacci artici. Lo rivela una ricerca pubblicata su Science Advances che ha indagato sui fenomeni atmosferici in grado di spiegare la stagnazione di aria alla base della “cappa” inquinante che sovrasta diverse aree della Cina orientale.

 

La ricerca – La scarsa ventilazione della regione cinese in inverno, scrive la ricerca, è dovuta ai “cambiamenti nella criosfera boreale”, che avrebbero dunque influenzato la circolazione di aria nell'Asia orientale. “Il mutamento molto rapido nel riscaldamento polare sta avendo un grosso impatto in Cina”, ha dichiarato al Guardian il primo autore della ricerca, Yuhang Wang. “Le emissioni nel Paese sono diminuite negli ultimi quattro anni, ma la grave foschia invernale non sta migliorando”. Una precedente ricerca della American Association for the Advancement of Science aveva stimato che l'inquinamento costa alla Cina 1,6 milioni di vite ogni anno; la posta in gioco, dunque, è assai elevata.

 

I cambiamenti nell'Artide – Lo scioglimento dei ghiacci (imputabile, secondo la maggior parte degli studi scientifici, in primo luogo alle emissioni di gas serra prodotti dall'uomo e poi da fenomeni climatici naturali) ha alterato la formazione di aree di alta pressione, al di sotto delle quali l'inquinamento non viene spazzato dal vento, ma vi si concentra. “L'apocalisse atmosferica” sperimentata nel 2013 nei cieli cinesi non sarebbe stata un caso: l'anno precedente si era registrato il minimo storico nella superficie di ghiaccio artico. “Il 2013 era stato fuori scala e l'inverno 2016-2017 è stato quasi altrettanto negativo”, ha affermato Wang. Anche in quest'ultimo caso il livello dei ghiacci artici, infatti, era arrivato ai minimi, dopo quelli del 2012. La conclusione della ricerca è che le emissioni in grado d'influenzare il riscaldamento globale ora hanno una ragione in più per essere contrastate con forza. Rimuovere la cappa cinese, insomma, non richiede solo l'intervento sugli “agenti inquinanti” che la compongono, ma anche sui gas serra invisibili come l'anidride carbonica.