A un'Italia attenta all'ambiente fa da contraltare una in cui l'illegalità è la norma, anche quando si parla di recarsi a fare la spesa. Secondo una recente indagine dell'Ipsos, infatti, la maggioranza dei nostri connazionali è favorevole agli shopper biodegradabili, e anche diverse aziende sposano questa filosofia green; ma il rovescio della medaglia vede nella sola Milano un utilizzo ancora massiccio dei sacchetti di plastica – si parla di quasi 25 milioni l'anno – vietati però dal 2011, e Legambiente pochi mesi fa ha lanciato l'allarme: la metà degli shopper usati nel nostro Paese è illegale.


Il sondaggio: italiani attenti all'ambiente – Dai dati Ipsos rilevati in base ad una ricerca dedicata ai sacchetti in bioplastica emerge come gli italiani valutino positivamente (l'82%) il passaggio dagli shopper di plastica a quelli biodegradabili e compostabili, previsto per legge nel nostro Paese dal 2011. Una legge che ha visto l'Italia tra i precursori a livello europeo in questo ambito, ma che per quanto riguarda la sua applicazione presenta ancora molte falle.


Tre categorie di consumatori – Tornando all'analisi, l'Ipsos dice però che i consumatori sono sempre più sensibili all'ambiente e alla sostenibilità, e li divide in tre categorie. Ci sono gli "entusiasti" (27%), ossia coloro che si sentono chiamati in causa attivamente per supportare strategie di tutela ambientale, gli "istituzionalisti" (42%), che pur attuando comportamenti virtuosi credono che la responsabilità di trovare soluzioni efficaci vada lasciata alle istituzioni, e i "disillusi" (31%) che considerano invece la tematica ambientale una battaglia persa.

Spesa sostenibile – Anche le aziende si adattano, sposando iniziative green. L'ultima in ordine di tempo è l'accordo tra Novamont, azienda chimica di Novara specializzata nelle bioplastiche, e il consorzio Sun, Supermercati uniti nazionali, che raggruppa i gruppi Gabrielli di Ascoli, Alfi di Alessandria, Gros (Gruppo romano supermercati), l'Italmark di Brescia e il Cadoro di Venezia. L'intento è quello di rendere la spesa più sostenibile grazie all'introduzione in tutti i punti vendita di sacchetti in Mater-Bi prodotti da Novamont.

Cos'è il Mater Bi – Il Mater Bi è una bioplastica con caratteristiche del tutto simili alle plastiche tradizionali (che creano non pochi problemi all'ecosistema marino), ottenuta grazie a tecnologie di cui Novamont detiene il brevetto nel campo degli amidi, delle cellulose, degli oli vegetali e delle loro combinazioni. Il Mater-Bi è biodegradabile e compostabile, quindi riutilizzabile come sacchetto per i rifiuti che finiscono nell'umido, come prescritto dalle norme.

 



Cosa prevede la legge – La commercializzazione dei sacchetti di plastica in Italia è stata vietata a partire dal 1 gennaio 2011. Solo ora l'Europa si sta adattando, puntando con la direttiva 2015/720 a unificare le legislazioni degli Stati membri per ridurre il consumo degli shopper inquinanti. Nel nostro Paese, dopo un lungo periodo di rodaggio – tre anni dopo il bando da parte del ministero dell'Ambiente, cioè nel 2014 – sono state introdotte le prime sanzioni per chi vende o utilizza buste non biodegradabili: multe salate, che vanno dai 2.500 ai 25mila euro. Ma che a quanto pare non servono da deterrente.

Il caso di Milano – Prendendo ad esempio Milano, qui secondo un'indagine condotta da ex dirigenti dell'Apeca, l'associazione degli ambulanti, ogni anno solo nei 95 mercati cittadini vengono distribuiti tra i 22 e i 25 milioni di shopper di plastica. Tra le bancarelle milanesi, dunque, ogni giorno circolano decine di migliaia di sacchetti illegali perché – si difendono i commercianti – "sono più resistenti al peso di frutta e verdura". E costano meno: quelli biodegradabili valgono circa il doppio, intorno ai 10 centesimi l'una.

La denuncia: metà degli shopper è fuorilegge – La notizia che arriva da Milano va di pari passo con la denuncia fatta qualche mese fa da Legambiente attraverso la campagna #unsaccogiusto, con testimonial l'attore Fortunato Cerlino, il don Antonio Savastano della serie "Gomorra". Nel nostro Paese, secondo l'associazione ambientalista, la metà dei sacchetti della spesa è illegale. Il valore perso dalla filiera legale è di circa 160 milioni di euro, cui si aggiungono 30 milioni di evasione fiscale e 50 per lo smaltimento delle buste fuorilegge.