L'accordo internazionale sul clima stretto a Parigi lo scorso dicembre (ecco cosa prevede) entra in vigore suscitando speranza, ma anche scetticismo: secondo l'agenzia delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep), infatti, le emissioni di CO2 dovranno essere ridotte di un ulteriore 25% rispetto a quanto previsto nella conferenza parigina. In caso contrario gli obiettivi prefissati per il riscaldamento globale, che dovrebbe essere contenuto entro i due gradi per la fine del secolo, non saranno mai raggiunti.

 

Un passo fondamentale - “L'umanità si ricorderà del 4 novembre 2016 come del giorno in cui i Paesi del mondo hanno fermato la marcia verso una catastrofe climatica che sembrava inevitabile”, afferma il segretario esecutivo della Convenzione quadro sul cambiamento climatico, Patricia Espinosa, celebrando l'entrata in vigore degli Accordi. Questo traguardo resta il frutto dei negoziati "più complessi, completi e sensibili mai intrapresi" nella storia, aggiunge la Espinosa che, però, non nasconde le future difficoltà: nei prossimi 15 anni "saranno necessarie delle riduzioni finora inedite di emissioni di gas a effetto serra" e "sforzi incomparabili". Un aspetto che, d'altronde, non è sfuggito alle Nazioni Unite.

 

L'allarme dell'Unep – La riduzione delle emissioni prevista nell'ambito della scorsa Cop21 non basterà: questo in sintesi il monito lanciato dall'Unep, il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente. Per contenere il riscaldamento globale entro i due gradi sarebbe necessario, scrive l'agenzia, un taglio dalle 12 alle 14 gigatonnellate di anidride carbonica entro il 2030. Senza questo ulteriore sforzo rispetto ai termini degli Accordi di Parigi, pari a un taglio aggiuntivo del 25% delle emissioni, la temperatura globale salirà, entro la fine del secolo, dai 2,9 ai 3,4 gradi Celsius, minacciando gravi conseguenze climatiche.

 

In vista della Cop22 - “Ci stiamo muovendo nella giusta direzione: gli Accordi di Parigi rallenteranno il cambiamento climatico”, riconosce il direttore dell'Unep, Erik Solheim, “ma non è valido a sufficienza se vogliamo evitare un cambiamento climatico serio”. Il tono di Solheim, peraltro, non è particolarmente morbido in vista della prossima conferenza sul clima in programma a Marrakech (Marocco) dal 7 al 18 novembre e cui prenderanno parte 196 Paesi: “Se non mettiamo in campo azioni ulteriori adesso, a cominciare dal prossimo meeting sul clima di Marrakech, ci addoloreremo per una tragedia umana che può essere evitata”. L'Unep ricorda, infatti, che limitare il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi (rispetto ai livelli pre-industriali) ridurrà le probabilità dell'innalzamento dei mari, di nuove violente tempeste e di lunghi periodi di siccità. Fra le note positive ricordate dall'agenzia delle Nazioni Unite c'è, invece, l'incremento degli investimenti nel settore dell'efficientamento energetico: nel 2015 sono stati destinati a questo scopo 221 miliardi di dollari, il 6% rispetto a un anno fa. E' questa la direzione da percorrere secondo l'Unep.