Auto elettriche, Italia indietro: prezzi alti e niente incentivi

I numeri sono in crescita ma l'Italia resta tra i paesi peggiori d'Europa per vendite di auto elettriche (Getty Images)
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Nel nostro Paese i veicoli a benzina costano circa la metà delle varianti plug in. Ma a pesare è anche la mancanza di politiche strutturali che favoriscano l'acquisto di vetture con motori ecologici

Il più alto tasso di motorizzazione d'Europa e un parco veicoli tra i più obsoleti, con una crescita nella vendita di auto elettriche tra le più lente del continente. Mentre il mercato dei motori ecologici fa segnare numeri positivi un po' ovunque (con prospettive di crescita fortissime), l'Italia continua ad arrancare. La svolta in direzione della mobilità sostenibile continua a essere rallentata dai costi troppo elevati e dalla mancanza di politiche strutturali che la favoriscano.

I motori a benzina costano la metà

Per il momento l'elettrico resta un'opzione fuori portata per molti italiani. Non tutti sono infatti in grado di permettersi di acquistare vetture dal prezzo così alto, che molto spesso raggiunge quasi il doppio di quello dei motori a benzina. Qualche esempio? La Volkswagen e-Golf con 116 Cv e 190 chilometri di autonomia oggi costa 38mila euro. La stessa macchina a benzina di pari potenza è invece in listino al prezzo di 20mila. Praticamente la metà. La versione a gasolio da 110 Cv vale invece 25mila e 300 euro.

Si parte da 20 mila euro

Renault ha provato ad abbattere i prezzi proponendo le batterie a noleggio invece che di proprietà, arrivando così a mettere sul mercato a a circa 22mila euro la Zoe, cinque porte e 240 chilometri di autonomia. Ma in generale, escludendo minicar e microcar (la Renault Twizy parte da 7 mila euro ma è omologata come quadriciclo), i modelli 100% elettrici attualmente a listino hanno un prezzo che spazia dai circa 20mila euro della Smart Electric Drive per arrivare agli oltre 428mila euro della Mercedes SLS AMG coupé Electric Drive. Citroen C-Zero, Peugeot iOn e Mitsubishi i-MiEV, giusto per citare alcuni dei modelli di auto elettrica più diffusi, sono tutti intorno ai 28mila euro, mentre la Nissan Leaf si attesta sui 25 mila. Insomma, prezzi non proprio a buon mercato che al momento scoraggiano molti italiani a contribuire all'auspicata (e prevista) svolta green.

Mancanza di incentivi

All'Italia servirebbero dunque interventi importanti per favorire lo sviluppo del mercato dei motori ecologici. Da tempo gli esperti richiedono lo stanziamento di incentivi statali, così come accade in altri paesi europei. La Francia, che si è posta come obiettivo quello di eliminare completamente la presenza di auto a benzina e diesel entro il 2040, ha fornito negli scorsi anni un contributo all'acquisto di 6mila e 300 euro sceso a 6mila nel 2017. In Germania ci si "ferma" a 4mila euro (2mila dallo Stato e 2mila dal venditore). Per non parlare della Norvegia, mercato leader in Europa, che ha messo in piedi una serie di politiche integrate: esenzione dall'IVA sull'acquisto e il leasing, riduzione del bollo auto, pedaggi autostradali gratuiti, parcheggio comunale gratuito, accesso alle corsie riservate al trasporto pubblico, riduzione del 50% delle imposte sulle auto aziendali. Tutte misure che hanno portato le vendite di auto elettriche a valere già a un terzo di quelle totali.

Il paragone con la Norvegia

Tanto per fare un paragone: nel primo semestre del 2017, secondo i dati dell'Acea (l'Associazione europea dei costruttori di automobili), le auto elettriche pure e ibride plug in vendute in Italia sono state 2320, pari allo 0,2% del totale. Nello stesso periodo la vendita di elettrificate ha raggiunto il 35%. E pensare che comunque per il nostro Paese questi dati rappresentano una crescita del 59,7% rispetto al 2016.

Poche infrastrutture

Un altro aspetto critico è quello della mancanza di infrastrutture. Le stazioni di ricarica sono concentrate quasi tutte nelle regioni settentrionali (soprattutto Lombardia, Veneto e Alto Adige), mentre altre zone ne sono praticamente sprovviste. Fortunatamente sul tema qualcosa si muove, con il lancio del programma E-mobility da parte di Enel, che prevede un investimento fino a 300 milioni di euro per installare 14mila stazioni di ricarica in tutta Italia entro il 2022, anche se 7mila dovrebbero essere già in funzione per il 2020.

Le prospettive di crescita

E proprio i costi di ricarica rappresentano un grande punto a favore delle auto elettriche. La ricarica plug in, infatti, a oggi richiede un esborso inferiore del 70-80% circa rispetto a quello necessario per un'auto a benzina utilizzata per 10mila chilometri all'anno, il risparmio sarebbe quantificabile in circa mille euro annui. Senza contare tutti i vantaggi sulla riduzione delle emissioni. Secondo uno studio realizzato da The European House-Ambrosetti in collaborazione con Enel, nel 2025 l'Italia potrebbe avere tre milioni di veicoli elettrici in circolazione e circa 30mila colonnine di ricarica, per arrivare a nove milioni di veicoli elettrici e 45mila colonnine nel 2030, per un fatturato su tutta la filiera di circa 100 miliardi nel 2025 e di oltre 300 miliardi cinque anni più tardi. Quello che serve per realizzare questi risultati, spiega però lo studio, è la costituzione di una cabina di regia nazionale e la formalizzazione di target di medio lungo periodo sulla e-mobility, insieme a misure in grado di supportare lo sviluppo della domanda e dell'offerta. L'Europa, e il mondo, sono sempre più elettriche: l'Italia non può restare indietro.

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