Onu, logiche dell'economia digitale accrescono disuguaglianze

Alphabet-Google è fra le quattro maggiori società per capitalizzazione di mercato (Getty Images)
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Secondo un rapporto delll'Unctad, gli Stati e la comunità internazionale debbono intervenire per ridurre le dinamiche di monopolizzazione tipiche del mondo Ict

Nei Paesi Ocse più evoluti sotto il profilo dell'economia digitale, "l'uso crescente delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict) è stato accompagnato da un maggiore divario tra i redditi dei ricchi e dei poveri", è quanto si legge in rapporto dell'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di commercio, investimenti e sviluppo, l'Unctad. La logica economica del digitale, che si esprime, ad esempio, nell'e-commerce è quella del "chi vince-prende-tutto", scrive l'Unctad, auspicando che i benefici di quest'evoluzione siano più equamente distribuiti fra gli Stati e al loro interno.

“Chi vince prende tutto”

L'Information economy report 2017, curato annualmente dall'Unctad, parte da una constatazione evidente: l'evoluzione delle Ict e dell'economia digitale garantisce enormi opportunità d'impresa e di sviluppo. Allo stesso tempo, il rischio è che "i guadagni di produttività possano accumularsi principalmente in pochi individui già ricchi e qualificati". Ciò avviene perché "le dinamiche nelle quali il 'vincitore-prende-tutto' sono tipiche delle economie basate sulle piattaforme, in cui gli effetti di rete vanno a beneficio dei primi arrivati e di coloro che stabiliscono gli standard". L'Unctad quindi mette in evidenza come le prime quattro società del mondo per capitalizzazione di mercato siano tutte strettamente legate all'economia digitale: Apple, Alphabet (Google), Microsoft e Amazon. E non è un caso: questo settore, infatti, tende a concentrare in poche mani determinati servizi. Basti pensare al ruolo che Amazon gioca nell'universo e-commerce.

Le problematiche

"Noi all'Unctad siamo eccitati dal potere di trasformazione portato dalla digitalizzazione, ma dobbiamo riconoscere che Internet non è una panacea", ha dichiarato Mukhisa Kituyi, segretario generale dell'Unctad e autore del report. L'agenzia Onu sottolinea ad esempio come a partecipare alle opportunità dell'economia digitale siano soprattutto imprese più sviluppate e con una buona connettività alla rete Internet: restano indietro, invece, le imprese più piccole e quelle provenienti da realtà nelle quali le barriere d'accesso al mondo digitale sono ancora elevate. Spesso, dunque, a fare le spese della concorrenza del digitale sono soggetti già economicamente più deboli. Un altro fenomeno messo in risalto dal report riguarda le piattaforme di lavoro online come LinkedIn: attraverso di esse le persone possono vendere i loro servizi all'estero. Con un effetto collaterale: i 40 milioni di utenti di tali piattaforme "possono indebolire il potere contrattuale" dei lavoratori in vari settori e provocare una "corsa al ribasso in termini di salario". Ciò si traduce in un guadagno di produttività, il cui valore andrebbe a beneficiare le imprese a danno dei lavoratori, con esiti anche qui potenzialmente problematici per la diseguaglianza dei redditi.

Le soluzioni

"Politiche efficaci a livello nazionale e internazionale sono necessarie per garantire che i guadagni siano distribuiti in modo equo fra i Paesi e al loro interno", ha affermato Kituyi. Gli interventi opportuni, però, non sono facili da ridurre in una lista con poche voci. L'Unctad ricorda in particolare la necessità di intervenire in "un ampio spettro di settori che dovrebbero essere affrontati in modo olistico, come le infrastrutture, l'istruzione e lo sviluppo delle competenze, il mercato del lavoro, la concorrenza, la scienza, la tecnologia e l'innovazione e le questioni fiscali, nonché le politiche commerciali e industriali". La meta però sembra chiara: "I governi dovrebbero cercare di cogliere le opportunità offerte dall'economia digitale a sostegno degli obiettivi di sviluppo sostenibile".





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