Cina, vietati i commenti anonimi online

In Cina numerosi siti occidentali sono oscurati dalle autorità (foto di repertorio, Getty Images)
2' di lettura

Dopo lo stop al live streaming, ora la stretta sui social e i commenti via Internet: dovranno essere verificati con l'identità reale dei possessori

A partire da ottobre i cittadini cinesi, per commentare online articoli e post, dovranno registrarsi con i loro nomi autentici. Una mossa che impedirà agli utenti web di esprimere le proprie opinioni in forma anonima. Lo rivela un report pubblicato sul "China Morning post", citando una decisione dell'Amministrazione del cyberspazio cinese.

 

Il giro di vite della censura

L'obbligo di verifica delle identità degli utenti si applicherà a “tutti i siti, app per smartphone, piattaforme di comunicazione interattiva”, fa sapere il "China Morning post", precisando che i commenti alle notizie sui siti d'informazione non saranno esclusi dal provvedimento. In più gli interventi dovranno essere moderati in modo da segnalare eventuale “contenuto illegale ai supervisori”. Il sito di domande e risposte Zhihu, una versione cinese di Quora, ha già invitato i suoi utenti a verificare la propria identità tramite il numero di telefono, avvisando che chi si rifiuterà di farlo non potrà più postare contenuti.

 

Le reazioni degli utenti

Su Weibo, l'equivalente cinese di Twitter, i commenti relativi alla vicenda sono esclusivamente positivi: “La libertà di parola non fa di te una persona responsabile” scrive un utente citato da Mashable: “Essere responsabile con i tuoi discorsi è la vera libertà!”. “Questa misura avrebbe dovuto essere implementata anni fa”, commenta un altro cittadino cinese, sempre su Weibo.

 

Il precedente del 2015

La stessa Amministrazione del cyberspazio cinese aveva già chiesto nel 2015 di registrare le proprie identità online in linea con quelle reali: all'epoca, però, tale indicazione non era obbligatoria. Lo scorso luglio, invece, il divieto era toccato allo streaming in tempo reale e all'accesso ai Virtual private networks (Vpn), attraverso i quali gli utenti potevano accedere ai siti vietati in Cina, come Facebook e Google.

Leggi tutto
Prossimo articolo