Tutti i nomi sbagliati con cui si cerca Google

Google, un nome nato da un errore di spelling (Getty Images)
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Googlr, goohle, cgoogle, gogoole, agoogle: nato da uno spelling sbagliato, il nome del motore di ricerca viene spesso storpiato. Ma non sempre si tratta di un caso

Google è il sito più visitato al mondo e un marchio planetario. Spesso, però, gli utenti sbagliano a digitare questo nome. I termini Googlr, goohle, cgoogle, gogoole, agoogle registrano ancora centinaia di migliaia di ricerche. Spesso si tratta di errori di battitura. Altre volte sono solo una pessima traduzione in lettere di una pronuncia bizzarra. Nulla di sorprendente: il refuso è, per certi versi, nel dna di Google. Perché il nome nasce da uno spelling errato.

Come nasce il nome Google

Quando Sergey Brin e Larry Page si siedono con Sean Anderson (un altro ricercatore di Stanford) per cercare nomi interessanti, viene fuori (a voce) il nome “googolplex”. Che poi Page propone di accorciare in “googol”: indica un nome enorme (un uno seguito da cento zeri) ed era stato coniato dal matematico Edward Kasner. Anderson si precipita per verificare se il dominio (cioè l'indirizzo web del sito) è disponibile. Lo è. Peccato però che, nella fretta, convinto che "Googol" si scriva "Google", cerchi "Google.com". Brin e Page non si accorgono dell'errore e registrano il dominio. Il resto è storia.

Googl e Goog: cosa significano

Non tutti i nomi che si discostano da "Google" sono errori. In due casi hanno un significato specifico: Googl e Goog sono (anche oggi che la società quotata si chiama Alphabet) i nomi identificativi del gruppo sul mercato finanziario americano. Niente di strano: a tutte le società quotate viene assegnato un codice che le identifica durante gli scambi. Spesso è un troncamento o una crasi del nome completo. Ma perché Google ne ha due e non solo uno? Perché indicano due tipi di azioni: Googl i titoli "con diritto di voto"; Goog "senza diritto di voto". Cosa significa? Che i possessori dei primi possono vendere ma anche contribuire alle decisioni prese dall'assemblea degli azionisti. Anche i secondi possono vendere e incassarne il ricavato. Ma non hanno potere decisionale. È un meccanismo utilizzato dalle società per distribuire il capitale mantenendo il controllo in capo ai fondatori (o a un ristretto gruppo di azionisti). Avendo caratteristiche diverse, i titoli hanno anche prezzi diversi (e quindi sono indicati con sigle diverse): le azioni di "Googl" valgono (a oggi) circa 17 dollari in più rispetto a quelle contrassegnate da "Goog".

Errori e "typosquatting"

Fatta eccezione per questi casi particolari, Googlr, Goohle, Cgoogle, Gogoole e Agoogle sono semplicemente errori, di battitura o di spelling. Che però, soprattutto in passato, hanno attinto (indirettamente) dalle casse di Google. C'è infatti una pratica, chiamata "typosquatting", che punta a guadagnare dagli errori degli utenti. La logica è semplice: chi sbaglia una lettera può ritrovarsi su un sito web (più o meno somigliante all'originale). Una volta attratti, gli utenti si rendono conto facilmente dell'errore. Ma ormai sono un contatto acquisito. Cioè un click in più che i siti possono "vendere" agli inserzionisti pubblicitari. Uno studio del 2010 aveva calcolato che il typosquatting deviava lo 0,6% del traffico di Google e costava alla società quasi 500 milioni l'anno

Gogle e Goolge: quando Big G compra i suoi simili

Molto spesso la vita di questi siti-parassiti è breve. Anche perché Google può facilmente provare di essere l'originale. Allo stesso tempo, gli errori inseriti nella barra di ricerca vengono corretti automaticamente. E i risultati visualizzati portano comunque a Google (quello vero). Altre volte, Google ha comprato direttamente il dominio "errato": vuol dire che (ad esempio digitando Gogle.com, Gooogle.com, Goolge.com, Gogole.com o Googlr.com) si viene reindirizzati al sito giusto. Piccola curiosità: Big G non ha messo le mani su quello che sarebbe dovuto essere il suo primo nome: digitando Googol.com, si accede a uno dei siti che fa "typosquatting". È una pagina con (finti) link ai diversi servizi di Google che rimandano in realtà sempre alla stessa homepage.

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