Privacy: bocciati Amazon e Whatsapp, bene Uber e Dropbox

WhatsApp è tra i servizi bocciati dal report "Who Has Your Back" (Getty Images)
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La settima edizione del report "Who Has Your Back" assegna solo due stelle su cinque alla società di Jeff Bezos e alla piattaforma di messaggistica. Male le Tlc. Nove le compagnie a pieni voti

Bocciate Amazon, WhatsApp e le grandi società di telecomunicazione. Promosse Adobe, Dropbox e Uber. Rimandati Facebook e Apple. Sono i giudizi del settimo report “Who Has Your Back”, che valuta le politiche sulla privacy adottate dalle principali compagnie tecnologiche americane.

I criteri di valutazione

Lo studio assegna da zero a cinque stelle. Ognuna corrisponde alla soddisfazione di un preciso criterio. La buona notizia sta nel fatto che tutte le 26 società analizzate stanno adottando buone pratiche rivolte alla protezione dei dati degli utenti. Tutte, infatti, hanno ottenuto la stella che indica la presenza di un “rapporto di trasparenza” sulle richieste di dati ricevute dal governo; tutte pubblicano documenti ufficiali che spiegano come i dati vengono trattati in questi casi; tutte esigono che la richiesta sia accompagnata da uno specifico mandato (in moda da limitare interventi arbitrari). Per gli altri quattro parametri, però, la situazione è più frammentata.

Amazon e WhatsApp

Amazon e WhatsApp collezionano appena due stelle. Oltre alle best practice, la seconda arriva perché si sono spesi pubblicamente in favore della riforma della “sezione 702”. Cioè della legge che definisce i poteri della National Security Agency. A parte questo impegno politico, però, la società fondata da Jeff Bezos e la piattaforma controllata da Facebook fanno poco altro. Non avvertono gli utenti se sono oggetto di richieste da parte delle agenzie governative. Non assicurano che i dati possano finire nelle mani dei governi attraverso parti terze (cioè fornitori e partner). E non hanno spinto per l'introduzione di una procedura che definisca (e vincoli a parametri specifici) l'iter che le agenzie devono affrontare per inoltrare una richiesta. “È urgente – si legge nel report – che Amazon e WhatsApp migliorino le proprie politiche” in modo da “allinearsi al livello di altri servizi online”.

I rimandati

Tra gli altri gruppi tecnologici, rimandati (con quattro stelle) Facebook, Microsoft, LinkedIn, Google, Apple. Slack e Yahoo. Manca in alcuni casi un loro impegno pubblico a sostegno delle riforme. Ma tutte stilano un rapporto di trasparenza, avvertono (salvo Slack) gli utenti in caso di richiesta governativa e impediscono la vendita di dati per scopi di sorveglianza. Un passo indietro (con tre stelle) ci sono AirBnB, Twitter e Snap: non avvertono gli utenti in caso di inchiesta di dati sul loro conto.

Primi e ultimi della classe

Le società promosse a pieni voti sono nove: Adobe, Credo, Dropbox, Lyft, Pinterest, Sonic, Uber, Wickr e Wordpress. Mentre tra i peggiori della classe, con una sola stella, ci sono le quattro società di telecomunicazione analizzate: AT&T, Comcast, T-Mobile e Verizon. Per ora si sono limitate all'adozione di alcune buone pratiche sulla trasparenza. Ma non hanno preso posizione sulle riforme che riguardano la sorveglianza di massa. Non comunicano agli utenti eventuali richieste. E non assicurano che i dati possano arrivare al governo attraverso canali indiretti. “Sia le telco che i giganti della Silicon Valley – conclude il “Who Has Your Back” - devono migliorare. Ci aspettiamo che le compagnie proteggano e non sfruttino i dati che abbiamo affidato loro”.  

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