Quando l’intelligenza artificiale produce opere d’arte

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Duetti al pianoforte uomo-computer. Opere d’arte generate da “network neuronali”. Bot che scrivono di musica e cinema. Software che compongono poesie e modificano opere d’arte. Al Sonar+D di Barcellona tanti progetti all’intersezione tra creatività e machine learning

Un duetto al pianoforte uomo-computer. Una scuola per imparare a scrivere “poesie computazionali”. Pittori (umani) che riproducono opere d’arte realizzate da un software. Bot che scrivono in tempo reale di musica, politica e cultura pop su Twitter. 

Se fino a qualche anno le applicazioni creative dell’intelligenza artificiale erano solo una promessa, relegata a piccoli progetti sperimentali, oggi non è più così. 

Robot, software e altre creature androidi stanno diventando sempre più brave a comporre musica, poesia o a realizzare opere d’arte. Lo si è potuto vedere all’ultima edizione di Sonar+D, uno dei più principali eventi in Europa sulla cultura digitale che si è tenuto in questi giorni a Barcellona (Guarda la GALLERY). Proprio l’intelligenza artificiale è al centro di diverse installazioni, workshop e panel, a dimostrazione del fatto che, dopo la finanza, l’informatica e la medicina, ora il “machine learning” sta iniziando a cambiare anche l’arte. 

Questa rivoluzione è stata abbracciata non solo da noti artisti-sviluppatori indipendenti come Memo Akten e Darius Kazemi, ma anche da compagnie come Google che ha lanciato due iniziative dedicate alle applicazioni creative dell’AI: Artists+Machine Intelligence e Magenta. A tutto ciò si aggiungono anche istituzioni, come la newyorkese The School for Poetic Computation, che promuovono da tempo programmi formativi su questi temi. 

I suoni artificiali di Google

Si chiama Magenta ed è un progetto speciale lanciato da Google Brain per rispondere alla domanda: “Possiamo usare il machine learning per creare musica e arte di qualità?”. L’iniziativa mette in rete una comunità di artisti, sviluppatori e ricercatori di machine learning che stanno condividendo metodologie e approcci innovativi alla creazione artistica. Uno dei primi esperimenti ha portato alla creazione di A.I. Duet, un pianoforte computerizzato  che reagisce agli input sonori immessi da un essere umano. 

Duetto al pianoforto uomo-AI

 

Sempre il collettivo di Magenta ha mappato 300.000 suoni creati con strumenti diversi e ha poi insegnato una macchina a combinarli in maniera artistica in base agli input degli utenti. 

Uno dei più recenti progetti di Magenta si chiama Autodraw ed è un programma che, dopo essere stato istruito con le opere di artisti di talento, ora permette a chiunque di creare disegni d’autore su smartphone, tablet o computer. 

 

 

The School for Poetic Computation

Fondata nel 2013 a New York per esplorare le intersezioni tra design, codice, hardware e teoria, è un ibrido di scuola, residenza per artisti e gruppo di ricerca, focalizzata sulla produzione poetica attraverso bot e l’unione di umani e macchine. Al Sonar+D ha presentato una installazione divisa in due maxi-schermi: da una parte la riproduzione di un’opera d’arte contemporanea e dall’altra stringhe di codice con le istruzioni per modificare l’opera. Gli utenti sono invitati a giocare con diverse variabili per scoprire come è possibile creare e modificare un’immagine con la programmazione. 

 

I bot artistici di Darius Kazemi - Persegue, invece, un approccio low-tech l’artista Darius Kazemi, convinto che l’intelligenza artificiale non richieda per forza grandi investimenti finanziari, ma possa essere sfruttata anche a basso costo, con un po’ di inventiva. Online Kazemi è noto per aver creato decine di bot: Two Headlines prende due titoli e li mixa in maniera divertente; Museum Bot twitta quattro volte al giorno un’immagine in alta risoluzione estrapolata dall’archivio open access del Metropolitan Museum of Art; Very Old Tweets va a pescare messaggi dalla preistoria di Twitter, quando gli utenti ancora lo usavano per dire cosa stavano facendo; Radical Thinkerz genera copertine di libri in stile “intellettuale di sinistra”. “Possiamo produrre un’arte migliore confrontandoci con intelligenze che non conosciamo ancora bene”, ha spiegato Kazemi durante il suo intervento a Sonar+D.

Una musa artificiale

L’artista Mario Klingemann ha progettato un “network neuronale” a partire dalle immagini di decine di “muse” che hanno ispirato la storia dell’arte. Il network ha così appreso quali sono le principali caratteristiche di questo sotto-genere artistico e ha poi generato una propria opera. Durante Sonar+D l’artista umano Albert Barqué-Duran ha riprodotto a mano e in grande formato la “musa” generata dal software. Un connubio uomo-macchina che è anche una metafora delle potenzialità creative nell’era del machine learning.

 

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