L'Mp3 non è morto: presente e futuro di un formato storico

L'Mp3 è il formato esploso con la musica online (Getty Images)
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La società che detiene le licenze del formato ha deciso di non rinnovarle. Il motivo? Ci sono sistemi più avanzati. Ma non è un addio

No, il formato Mp3 non è più il migliore possibile. Ma no, non è morto: è solo diventato libero. Dopo un ventennio, la società che ne detiene le licenze (il Fraunhofer Institute) ha deciso di non rinnovarle. Ma questo non cambia nulla sulla possibilità di utilizzare gli Mp3, che continueranno a essere producibili e riproducibili. Di certo però, la scelta del Fraunhofer Institute è un momento simbolico importante, che racconta l'evoluzione dell'ascolto digitale.

 

La nascita dell'Mp3

Stessa qualità di un cd ma con dimensioni molto inferiori. E soprattutto senza la necessità di un supporto fisico che non fosse un lettore. L'Mp3 ha rivoluzionato la musica, online e non solo. Alla fine degli anni '80 il team del Fraunhofer Institute for Integrated Circuits inizia a lavorare su un formato che potesse bilanciare compressione e qualità. La spinta decisiva alla sua definizione arriva da MPEG, un gruppo presieduto dall'ingegnere italiano Leonardo Chiariglione, con l'obiettivo di definire standard digitale di audio e video. Da allora, la grande espansione nonostante l'arrivo di formati più evoluti.

Perché l'Mp3 adesso è libero

Il Fraunhofer Institute ha chiarito i motivi della sua scelta: “Esistono ormai codec migliori”. Di conseguenza, tv, servizi di straming e radio usano altri formati che “assicurano maggiore qualità rispetto agli Mp3”. Il futuro si chiama ISO-MPEG e MPEG-H. Tradotto: le performance del formato hanno limiti tali da rendere praticamente inutile il suo sfruttamento commerciale. Perché, allora, detenerne ancora le licenze? Non vuol dire però che l'Mp3 si estinguerà.

 

Perché l'Mp3 non è morto

Per capire se sia stato ucciso oppure liberato, va detto che si tratta(va) di un formato proprietario. In altre parole: era detenuto da chi lo aveva creato. E chi voleva utilizzarlo doveva pagare i diritti al Fraunhofer Institute. Avete ascoltato migliaia di tracce senza pagare un centesimo? Niente paura, non siete evasori: l'obbligo non era in capo agli utenti ma a chiunque sviluppasse software e hardware che riproducessero o codificassero Mp3.

Altro che morte: adesso che il formato è libero, non è da escludere un incremento del suo utilizzo. Il futuro non è suo. Ma, come scrive anche il Fraunhofer Institute, “l'Mp3 è ancora molto popolare tra i consumatori nonostante ci siano soluzioni audio più avanzate”. Si usa ancora molto per scaricare file e condividerli. E non c'è la sicurezza che un formato più evoluto estingua quello precedente.  

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