Gli smartphone possono essere "pedinati" con gli ultrasuoni

Oltre 200 applicazioni Android possono tracciare i device con questa tecnica (Getty Images)
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Uno studio ha analizzato l'efficacia e i possibili utilizzi della tracciabilità dei dispositivi mobili attraverso segnali ad alta fraquenza: un rischio reale ma per ora limitato

Quattro ricercatori tedeschi hanno analizzato la tracciabilità dei cellulari attraverso gli ultrasuoni e il suo possibile impatto sulla vita quotidiana. Lo studio è stato presentato durante il secondo Simposio europeo su sicurezza e privacy di Parigi.

Tecnica potenzialmente invasiva

La tecnologia per tracciare i telefoni mobili con gli ultrasuoni, potenzialmente molto invasiva, esiste da qualche anno e alcune società affermano di utilizzarla, ma in forma ancora poco intensiva. Tra queste la "Silverpush", che nel 2014 depositò un brevetto per usarli attraverso la pubblicità televisiva che suscitò una dura reazione da parte della Federal Trade Commission statunitense. Ora, per la prima volta, i quattro ricercatori dell'Università di Brunswick, hanno studiato tale tecnica e valutato il suo impatto sulla privacy: per farlo hanno analizzato oltre 200 applicazioni per Android, disponibili prevalentemente in Asia, che ne fanno uso all'insaputa degli utenti.

È possibile spiare i telefoni con gli ultrasuoni?

Gli smartphone sono in grado di emettere e ricevere frequenze fino a 20 kHz e l'orecchio umano, con l'avanzare dell'età, non riesce più a captare quelle più alte: ciò lascia una "forbice" tra i 18 e i 20 kHz, non udibile, con cui è possibile rilevare i congegni elettronici semplicemente diffondendo un segnale sonoro riconoscibile dal telefono attraverso una app che lo identifichi in maniera univoca. Cosa che - secondo quanto dichiarato a "Le Monde" da Daniel Arp, uno degli autori della ricerca - "ha delle serie implicazioni nella vita privata" dei cittadini.

Le eventuali applicazioni

Tra i possibili utilizzi degli ultrasuoni immaginati dalla ricerca tedesca ci sono la localizzazione del dispositivo o di altri adoperati dallo stesso individuo (come, ad esempio, un tablet) e l'aggirare, rendendolo inutile, il ricorso a una rete anonima per navigare su Internet. E i ricercatori, partendo dall'analisi di un milione e 300mila app per Android, hanno scoperto che 234 di queste contengono un codice per attivare la funzione del segnale a ultrasuoni.

Una minaccia sotto controllo

Per verificare che il tracciamento fosse realisticamente ipotizzabile, inoltre, gli studiosi hanno effettuato dei test con cinque tipi diversi di telefoni e tablet posti davanti a un televisore che trasmetteva video contenenti ultrasuoni. "La tecnica è piuttosto affidabile - è la conclusione di Arp - anche se le onde ad alta frequenza sono facilmente interrompibili. Ad oggi la minaccia è pertanto limitata, anche perché esistono altre tecnologie che permettono di 'pedinare' gli apparecchi con meno sforzi".

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