Cos'è Mastodon, un "Twitter" open source da 500 caratteri

Una schermata di Mastodon
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Nato per combattere alcune scelte del social dei cinguettii, la nuova piattaforma fondata dal 24enne Eugen Rochko ha visto la sua utenza aumentare a ritmi sostenuti

Un social network molto simile a Twitter, nato dalla mente di un 24enne che desidera solo guadagnarci quanto basta per pagare l'affitto, ha attirato decine di migliaia di nuovi iscritti nel giro di un paio di giorni. Si chiama "Mastodon" e permette di allontanarsi da alcune caratteristiche che, nel tempo, avrebbero rischiato di peggiorare la fruibilità del social dal quale ha tratto ispirazione.

 

I tratti peculiari - Visto il grande affollamento di piattaforme social online è legittimo chiedersi cosa possa offrire di nuovo un quasi-clone di Twitter. La premessa necessaria per spiegare questa situazione è legata ad alcune scelte proprio del social dei "cinguettii" che avrebbero deluso una parte della sua utenza. Si tratta, ad esempio, di questioni legate alla privacy e alla libertà di sviluppo delle applicazioni di terze parti. Poco convinto della piega che stava prendendo Twitter, il giovane Eugen Rochko si è così messo all'opera per creare un nuovo sito da zero che offrisse maggiori libertà agli utenti. Sulla landing page di Mastodon vengono così sintetizzate le sue principali caratteristiche: tweet (o meglio, "toot") da 500 anziché da 140 caratteri, controllo della privacy "granulare" per ciascun post, "disegno etico" privo di pubblicità e timeline cronologica e non basata su algoritmi.

 

La storia - Secondo quanto riporta "The Verge" tra il 3 e il 4 aprile Mastodon ha visto esplodere la propria utenza del 73%: un aumento tale che al momento il sito non permette l'accesso di nuovi iscritti. Il server, infatti, non potrebbe reggere ulteriore traffico e la priorità resta quella di garantire la qualità di navigazione per i 41.703 utenti già registrati. Un successo legato a una strategia che per Mastodon è iniziata lo scorso ottobre dall'esperienza di scarso succeso di una precedente piattaforma ispirata a Twitter, "App.net": Rochko aveva avuto modo di comprenderne da utente alcuni errori e ha messo a punto la sua versione del portale di microblogging con pochissime risorse economiche.

 

Filtri e open source - Il social network ha una dettagliata policy sui contenuti politici ammessi: bandita, ad esempio, la xenofobia nazionalista. Mastodon, secondo quanto ha scritto lo stesso Rochko nella sua presentazione su "Medium", è una "federazione", dotata di uno schema "open source" cui tutti possono contribuire; un social "creato dalla gente per la gente". Di fondo Twitter "ha continuamente fatto scelte che non mi piacevano", ha raccontato il fondatore a "The Verge". L'ultima novità, quella che ha cambiato la visualizzazione delle risposte ai tweet, ha fatto la fortuna definitiva di Mastodon, che ha potuto godere dell'emigrazione di molti utenti delusi, attirando l'attenzione della stampa specializzata.

 

Non per soldi - Lo scopo del fondatore di Mastodon non è mai stato quello di diventare ricco, come molti creatori di servizi social: "Lo sto facendo perché penso sia giusto. Voglio solo pagare affitto e assicurazione" ha dichiarato. E per il momento la missione è compiuta, ma non certo grazie alla pubblicità o ad account a pagamento (entrambi assenti dal suo social network): Rochko incassa 1.718 dollari mensili grazie alle donazioni raccolte dal suo account su "Patreon" (sito di crowdfunding).

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