Uber, la guida autonoma fa strada. Ma resta il problema sicurezza

Una delle vetture autonome di Uber (Getty Images)
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Un documento riservato svela alcuni numeri sui test della startup. Aumentano i chilometri percorsi, ma l'intervento umano è richiesto ancora troppo spesso

La strada di Uber verso lo sviluppo di una vettura a guida autonoma procede. E, da oggi, è possibile sapere anche con quale ritmo. Il sito Recode ha infatti pubblicato un documento riservato dal quale è possibile trarre qualche informazione utile sullo stato dell'arte. Dal dossier emergono dati contrastanti per la società fondata da Travis Kalanick che cresce, ma non senza intoppi.

 

Uber macina chilometri – Per Uber, la buona notizia sta nell'aumento dei chilometri percorsi. I test procedono, almeno dal punto di vista quantitativo, senza intoppi. Attualmente, le auto a guida autonoma su strada sono 43 e hanno percorso 20.354 miglia (cioè 32.756 chilometri) a settimana con numeri in evidente crescita. Dall'inizio dell'anno, infatti, la distanza si è moltiplicata: nelle prime settimane di gennaio, le miglia percorse si fermavano a 5mila mentre le auto attive erano solo 20. Dai dati è possibile quindi riscontrare che, oltre alla flotta, si amplia anche la percorrenza media delle singole vetture, passate dalle 250 miglia (402 chilometri) di gennaio alle attuali 473 miglia (760 chilometri) ogni sette giorni. Una singola auto arriva dunque a percorrere anche 107 chilometri al giorno. Buona parte del traffico si concentra a Pittsburgh che, con le sue 930 corse settimanali, precede Phoenix ferma a 150.

 

Ancora troppi errori – Le note meno liete arrivano da altri parametri registrati dalla compagnia. Tra di essi c'è la distanza che l'auto riesce a percorrere in totale autonomia prima che il guidatore debba intervenire per una qualsiasi ragione. Nel corso dei test, infatti, le vetture non viaggiano da sole ma sono, per motivi regolatori e di sicurezza, accompagnate da un collaudatore. Durante la prima settimana di marzo, i 43 prototipi hanno percorso solo 0,8 miglia di media senza bisogno dell'intervento umano. Il dato, nonostante la mole di test in crescita, è rimasto pressoché identico a quello registrato a inizio dell'anno. Una conferma che la diffusione della tecnologia su larga scala resta ancora lontana.

 

Meno pericoli - Tra le motivazioni che hanno costretto a un intervento umano ci sono imprevisti di vario tipo, come quelli legati al meteo oppure errori di navigazione. Dal conteggio sono però esclusi quelli dettati da rischi per il passeggero o per gli altri automobilisti, cui Uber dedica un parametro a sé. E qui arriva l'altra buona notizia. Per impedire un incidente, il guidatore ha dovuto mettere le mani sul volante una volta ogni 200 miglia. Ancora troppo spesso, ma comunque in netto miglioramento rispetto alle 114 miglia di inizio anno.

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