Attacco hacker su Twitter con svastiche e slogan pro-Erdogan

Anche il profilo Twitter di Amnesty international è stato attaccato dagli hacker (foto dal profilo Twitter di Amnesty international)
1' di lettura

Centinaia di account di istituzioni, aziende e personaggi pubblici sono stati violati con messaggi che accusano Olanda e Germania di essere "nazisti", sulla scia dello scontro diplomatico tra la Turchia e i Paesi Bassi. L'origine dell'offensiva, però, non è ancora chiara

Questa mattina Twitter è stata invaso da svastiche e messaggi pro Erdogan. Il social network e centinaia di account governativi e aziendali sono stati presi di mira. I messaggi contenevano gli hashtag #nazialmanya e #nazihollanda, erano in lingua turca, spesso accompagnati dalla bandiera di Ankara e da un video in cui il presidente Tayyip Erdoğan accusa l'Olanda. Sembrano quindi collegati alle tensioni tra il Governo turco e Amsterdam, anche se non ci sono certezze sull'origine dell'offensiva.

 

 

Gli account violati - Gli account violati hanno nella maggior parte dei casi rimosso i messaggi, che accusavano: “Germania e Olanda naziste”. Sono stati attaccati, tra gli altri, i profili di Amnesty international, del Parlamento Europeo, Duke university, Starbucks Argentina, Nhl, Italo, Forbes, Bbc, Reuters, Russia today in spagnolo, Unicef, Die welt e Borussia Dortmund. Non sono sfuggiti neppure account di personaggi dello sport e dello spettacolo, come Justin Bieber (nella versione certificata giapponese) e Boris Becker. In alcuni casi, i messaggi sono stati accompagnati dalla sostituzione delle immagini di profilo e copertina con la bandiera turca.

 

 

La breccia in Twitter Counter - Gli hacker si sarebbe intrufolati negli account attraverso Twitter Counter, un'app utilizzata per il marketing che consente di tracciare i propri follower (ecco quali precauzioni prendere). La società ha aperto un'inchiesta sull'attacco. “Prima delle conclusioni, abbiamo preso le contromisure per contenere l'attacco hacker sugli account dei nostri utenti”, ha affermato l'amministratore delegato Omer Ginor. "Noi non conserviamo le password o le informazioni bancarie dei nostri utenti. L'unico pericolo – ha spiegato a "Le figaro" – è quello di pubblicare tweet”. Il bacino potenziale degli utenti esposti dovrebbe riguardare i 2 milioni di clienti e i 350 milioni di account tracciati.  

 

Data ultima modifica 15 marzo 2017 ore 15:08

Leggi tutto