I social network? Rischiano di generare isolamento sociale

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, e altri manager testano dispositivi per la realtà virtuale (Getty Images)
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Uno studio pubblicato sull' "International journal of preventive medicine" rivela che chi trascorre oltre due ore al giorno su piattaforme come Facebook ha il doppio delle probabilità di sentirsi isolato dagli altri nella vita reale

L'uso frequente dei social network, paradossalmente, rischia di generare maggiore isolamento sociale nella vita reale. È quanto emerge da uno studio pubblicato sull' "American journal of preventive medicine", basato su un campione di giovani adulti statunitensi. Il risultato è in grado di mettere in discussione il primo obiettivo dichiarato dalla maggior parte dei social network: quello di unire e di aumentare le relazioni fra le persone.

 

La ricerca sulle abitudini dei giovani - La ricerca ha coinvolto in un sondaggio 1.787 giovani americani di età compresa fra i 19 e i 32 anni, ai quali è stato chiesto di descrivere le proprie abitudini di utilizzo di 11 social network (Facebook, Twitter, Google+, YouTube, LinkedIn, Instagram, Pinterest, Tumblr, Vine, Snapchat e Reddit). Le persone che spendono oltre due ore su questi canali ogni giorno - secondo la ricerca - avrebbero il doppio delle probabilità di percepire isolamento sociale rispetto agli utenti che non superano la mezz'ora al giorno. Nell'arco della settimana, persone che visitano i social almeno 58 volte presentano, invece, un rischio di isolamento sociale percepito ben tre volte superiore rispetto a chi si ferma alle nove visite settimanali.

 

Il senso dei risultati – Tuttavia, la metodologia seguita dalla ricerca impone alcune precisazioni. Innanzitutto, l'associazione fra l'uso intenso dei social e la sensazione di sentirsi isolati non rivela quale dei due aspetti sia causa dell'altro: è anche possibile che chi si sente escluso socialmente provi a sopperire trascorrendo molte ore su Facebook o Snapchat. La “percezione” dell'isolamento è poi affidata alla valutazione del soggetto stesso e non è basata su dati oggettivi. A provocare disagio, secondo la ricerca, potrebbero essere non tanto i social in sé, quanto “i ritratti irrealistici sui social media che possono dare alle persone l'impressione che gli altri stiano vivendo vite più connesse e felici”, scrive lo studio. Nelle conclusioni viene chiarito che i risultati, concentrati nella fascia d'età 19-32, “non possono essere generalizzati” a tutta la popolazione. In età più avanzata, ipotizza su "Npr" il primo autore della ricerca Brian Primack, direttore del Center for research on media, technology and health presso la University of Pittsburgh, i social potrebbero essere più positivi per le interazioni sociali; visto che le chance di contatto reale tendono a diminuire con l'aumentare dell'età.





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