Taiwan, multe troppo care: Uber sospende il servizio nell'isola

Uber in difficoltà a Taiwan (Getty Images)
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Inasprite le sanzioni contro il servizio di trasporto considerato illegale dal governo taiwanese. Uber annuncia il blocco a partire dal 10 febbraio

Dal 10 febbraio i clienti Uber di Taiwan non potranno più usufruire del trasporto automobilistico privato offerto tramite app dalla società di San Francisco. Il governo dell'isola asiatica ha infatti inasprito le multe nei confronti del servizio, considerato illegale, e Uber ha annunciato che lo sospenderà.

Multe troppo salate – Secondo i dati del ministero dei Trasporti di Taiwan, Uber ha finora collezionato sanzioni per un totale di 328,59 milioni di dollari taiwanesi (9,8 milioni di euro) e ne avrebbe pagati soltanto 68,45 (in euro, oltre 2 milioni). In base al nuovo regolamento sulle autostrade entrato in vigore a dicembre, infatti, le multe per il trasporto illegale – di cui Uber è accusata – sono passate da 150mila dollari di Taiwan (4.500 euro) a 25 milioni (circa 750mila euro).

L'appello di Uber – La società rischia quindi un salasso e già a novembre aveva chiesto in una lettera alla presidente dell'isola Tsai Ing-wen di "passare all'azione" proprio riguardo ai provvedimenti che stavano per essere approvati. A Taiwan, però, Uber è registrata come società di servizi informativi e non ha il permesso di operare come gruppo di trasporti.

La risposta del governo – "Di fronte a questo impasse – spiega Uber – dobbiamo creare un nuovo percorso. Speriamo che la pausa (in seguito sospensione del servizio) possa far ripartire il dialogo e ispiri la presidente Tsai ad agire". Il governo taiwanese però resta fermo sulla sua posizione: "Dal punto di vista della protezione dei diritti dei consumatori, dobbiamo esercitare il controllo – spiega un portavoce citato da Reuters – la nostra intenzione non è mai stata quella di cacciare Uber, che però deve rendere legale il suo businness".

I precedenti e le ultime novità – Taiwan non è il primo Paese in cui Uber si trova in difficoltà. In Italia, ad esempio, nel 2014 c'è stata la sollevazione dei tassisti che accusavano la società statunitense di concorrenza sleale. E mentre si attende la sentenza europea che deciderà appunto se incasellare Uber come app o società di trasporti, negli Stati Uniti è in corso da giorni una protesta degli utenti che accusano la società di collaborare con Donald Trump approfittando dello sciopero dei tassisti di New Jork come gesto di solidarietà nei confronti dei colleghi colpiti dal bando dei profughi. Nel frattempo, i clienti statunitensi stanno cancellando la app e a nulla sono servite le esternazioni dell'ad Travis Kalanick che ha promesso di rifondere tutti gli autisti colpiti dal bando.

La società, dal canto suo, ha appena annunciato una partnership con Daimler che nel prossimo futuro porterà le Mercedes a guida autonoma nella sua flotta.

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