Smartwatch, ecco l'app che capisce le emozioni di chi parla

L'applicazione è sviluppata dal Mit su smartwatch Samsung (foto: Jason Dorfman/MIT CSAIL)
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Il Mit ha sviluppato un'applicazione che permette di capire lo stato d'animo del nostro interlocutore

Quando si dice avere il polso della situazione. Il Mit di Boston ha sviluppato un'app per smartwatch in grado di leggere le emozioni di chi parla. Basta indossarlo per comprendere se l'interlocutore è triste, allegro o neutrale. Il sistema è già molto accurato: azzecca lo stato d'animo nell'83% dei casi.

 

Emozioni sotto controllo – Il dispositivo è stato creato dai ricercatori del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (CSAIL) e dell'Institute of Medical Engineering and Science (IMES) con la collaborazione del Samsung Strategy and Innovation Center. Lo smartwatch è in grado di ispezionare audio, trascrizione delle parole e segnali fisiologici. Determina così il tono complessivo della conversazione. E ipotizza le emozioni. I ricercatori sono partiti da 31 conversazioni lunghe, durante le quali è stato chiesto ad alcune persone di raccontare una storia triste o allegra. Alle prime erano associati toni piatti, movimenti ripetuti. Un tono più energico accompagna invece sensazioni più piacevoli. Ne è venuta fuori una mole massiccia di dati, tradotta in due algoritmi.

 

 

Un “social coach” contro l'ansia – Ma a cosa può servire leggere le emozioni? L'obiettivo del progetto è soprattutto di natura medica e psicologica. Spesso, spiegano, per le persone ansiose è particolarmente stressante chiedersi che cosa stiano pensando gli interlocutori. Le informazioni fornite dallo smascherato potrebbero rappresentare un sistema di “allenamento” emotivo. Potrebbe tornare utile anche per disturbi come la sindrome di Asperger, una forma di autismo. I ricercatori del Mit definiscono infatti l'app come un “social coach” basato sul machine learning.

 

Ampliare la gamma delle emozioni – Il dispositivo, ammettono gli ingegneri del Mit, va ancora perfezionato. Ma, sottolinea Tuka Alhanai, co-autrice dello studio assieme a Mohammad Ghassemi, è importante che riesca a percepire le interazioni senza un intervento significativo da parte dei ricercatori”. Uno degli obiettivi è ampliare la gamma di emozioni lette dagli algoritmi. Non solo una dicotomia tra “positivo” e “negativo” ma una percezione allargata anche a noia, tensione, eccitazione.

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