Facebook pronta a inserire pubblicità nei video degli utenti

Mark Zuckerberg (Getty Images)
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Stando alle indiscrezioni pubblicate sul sito ReCode, il social network sta progettando di inserire mini- spot durante i filmati caricati dagli iscritti a cui andrà il 55% dei ricavi

La pubblicità arriverà presto nei video su Facebook: secondo quanto riporta il sito specializzato ReCode il social network introdurrà presto inserzioni nei video condivisi sulla piattaforma e dividerà i guadagni con chi ha pubblicato il contenuto

 

La modalità – Il sistema studiato dal social di Mark Zuckerberg è tuttavia leggermente diverso da quello attualmente in funzione su Youtube: i mini spot, lunghi al massimo 20 secondi, non saranno visualizzati prima dell’inizio di un video, ma almeno 20 secondi dopo l’avvio della riproduzione e solo in filmati che durino almeno un minuto e mezzo. In questo modo saranno premiati solo i contenuti di qualità, quelli che coinvolgano lo spettatore fino al momento della reclame e siano interessanti al punto da indurlo a guardare la pubblicità pur di terminare la visione del video. Alle persone che condividono i loro contenuti sul social network andrà il 55% degli introiti derivanti dalla vendita degli annunci.

 

Video first - La mossa, che non è stata ancora confermata dai vertici dell’azienda, consentirebbe a Facebook di monetizzare i video ospitati sulla piattaforma, che secondo quanto dichiarato a inizio 2016 dalla società, sono stati visualizzati dagli utenti per un totale di 100 milioni di ore al giorno. D’altro canto, solo lo scorso autunno, Mark Zuckerberg aveva dichiarato di voler fare del social network una piattaforma “video first”, in cui ai filmati venga riconosciuto un ruolo predominante rispetto ad altri tipi di contenuti. 

 

Gli scettici –  Gli utenti, disturbati nella visione dei contenuti video dalle inserzioni pubblicitarie, potrebbero tuttavia non gradire la novità, che potrebbe provocare anche altri effetti collaterali. La rivista Bloomberg spiega infatti che questa nuova mossa rischia di rompere il modello perfetto di business creato da Mark Zuckerberg: dividere gli introiti degli spot pubblicitari con gli editori dei contenuti sarebbe eticamente corretto, ma allo stesso tempo potrebbe nuocere alle finanze dell’azienda. 

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