Una famiglia su tre in Italia non ha accesso a internet da casa

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Lo rivela l'Istat nel rapporto "Cittadini, imprese e Ict". Rispetto al 2015, comunque, il numero di chi dispone della banda larga è in aumento. Minor tasso di diffusione in Calabria e Sicilia. In crescita anche la quota di persone che si sono connesse in Rete durante l'anno

“Quasi un terzo delle famiglie italiane non ha ancora accesso a internet da casa”. È quanto rivela l'Istat nel rapporto “Cittadini, imprese e Ict” del 2016. E se l’Italia è in fondo alla classifica europea per diffusione della banda larga, il numero di persone che si è connesso in Rete nell’ultimo anno è in aumento.

Una famiglia su tre senza internet – Il rapporto dell’Istat mostra che, anche se è vero che una famiglia su tre non ha accesso a internet da casa, è anche vero che rispetto al 2015 la quota di famiglie che ha la Rete nella propria abitazione è aumentata dal 66,2% al 69,2%. Di conseguenza, le famiglie con una connessione a banda larga (con una preferenza per la connessione fissa come Adsl, Fibra ottica, ecc…) sono passate dal 64,4% al 67,4%. Calabria e Sicilia sono le regioni con il minor tasso di diffusione della banda larga tra le famiglie.

Mancanza di competenze -
La maggior parte delle famiglie che non ha accesso ad internet da casa riporta la mancanza di competenze come principale motivo del non utilizzo della Rete (56,6%). Quasi un quarto (23,6%), poi, non considera internet uno strumento utile e interessante. Seguono motivazioni di ordine economico legate all'alto costo di collegamenti o degli strumenti necessari (14,4%), mentre l'8% non naviga in Rete da casa perché almeno un componente della famiglia accede a internet da un altro luogo. Residuale è invece la quota di famiglie che indicano tra le motivazioni l'insicurezza rispetto alla tutela della propria privacy (1,9%) e la mancanza di disponibilità di una connessione a banda larga (1,9%).

Divario digitale - Tra le famiglie resta un forte divario digitale, da ricondurre soprattutto a fattori generazionali e culturali. Le più connesse sono quelle in cui è presente almeno un minorenne: nove su dieci (90,7%) hanno un collegamento a banda larga. Le meno connesse sono le famiglie composte solo da ultrasessantacinquenni: fra queste solo una su cinque (20,7%) dispone di una connessione a banda larga. Un altro elemento discriminante è il titolo di studio: ha una connessione a banda larga il 91,6% delle famiglie con almeno un componente laureato contro il 55,3% delle famiglie in cui il titolo di studio più elevato è la licenza media. La maggioranza degli utenti ha dichiarato di avere competenze digitali di base (35,1%) o basse (33,3%).

Donne sessantenni sempre più connesse – L’Italia è in fondo alla classifica europea per diffusione della banda larga: si piazza al diciannovesimo posto con un valore pari al 77%, con un gap di 6 punti percentuali rispetto alla media europea (83%). Nonostante questo, aumenta la quota di persone che si sono connesse in Rete nell'arco di dodici mesi: passano dal 60,2% al 63,2% dei cittadini di 6 anni e più. Salgono anche quanti si connettono giornalmente (da 40,3% a 44,6%). L'uso del web è più frequente tra i 15-24enni (oltre 91%) ma si registra un “forte recupero” in quest'ultimo anno da parte degli individui di 60-64 anni (da 45,9% a 52,2%), in particolare tra le donne di questa fascia di età (con un incremento di 8,7 punti percentuali). In generale, le differenze tra uomini e donne restano forti, ma si riducono nel tempo: il gap a favore degli uomini era di 11 punti percentuali nel 2010, di 9,2 nel 2015 e di 8,6 nel 2016. Tali differenze si rilevano soprattutto dopo i 44 anni, mentre si annullano tra i più giovani (11-17 anni).

E-commerce in crescita - Fra le persone che hanno usato internet negli ultimi 3 mesi, l'85,8% ha fruito di contenuti culturali, il 57,8% ha utilizzato un social network e quasi un terzo ha pubblicato sul web contenuti di propria creazione. Oltre metà delle persone connesse sul web, poi, ha detto di usare l'e-commerce. L'Istat rileva un aumento dal 48,7% del 2015 al 50,5% della quota di individui di 15 anni e più che hanno effettuato acquisti online nei tre mesi precedenti l'intervista. Sono più propensi ad acquistare online gli uomini (54,4%), le persone tra i 20 e i 34 anni (60%) e i residenti nel Nord-est (55,8%). Gli acquisti più frequenti sono “viaggi e trasporti” (40,9%) e “abiti e articoli sportivi” (40,2%), resta invece ancora poco diffuso l'acquisto di prodotti alimentari (8,6%).

Professioni informatiche senza crisi – È stabile intorno al 98%, poi, la quota di imprese con almeno 10 addetti che utilizzano internet, mentre quelle che si connettono in banda larga mobile passano dal 63,3 al 63,8% (60,0% nel 2014). Nel rapporto, l’Istat racconta anche che l'occupazione nelle professioni informatiche ha continuato a crescere pure durante la crisi. In Italia, gli occupati nel settore Ict (Information and communications technology) sono stimati in 720mila persone nel 2015, in aumento del 7% rispetto al 2011, mentre l'occupazione totale nello stesso periodo è diminuita dello 0,6%. La tendenza espansiva è proseguita nei primi nove mesi del 2016, con un aumento del 7,6% per le professioni ICT rispetto al 2015, superiore al miglioramento dell'1,4% per l'occupazione nel suo complesso. Tra il 2011 e il 2015, è cresciuta in particolare la rilevanza delle professioni Ict dirigenziali e tecniche ad elevata qualificazione (ingegneri elettronici e delle tlc, analisti e amministratori di sistema, specialisti di rete e della sicurezza informatica): l'occupazione in questa componente è aumentata di oltre il 40%. Complessivamente l'incidenza delle professioni Ict sull'occupazione totale è del 3,2%, inferiore a quella di Paesi come Francia e Germania (rispettivamente al 3,6% e 3,7%).

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