Tim Cook: ecco perché Apple deve trattare con Donald Trump

Donald Trump, Peter Thiel e Tim Cook durante l'incontro a New York (Getty Images)
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Il Ceo della Mela ha spiegato ai dipendenti il motivo del suo incontro con il presidente eletto: "Il governo può influenzare la nostra attività"

Perché Apple si è seduta al tavolo con Donald Trump, accettando il suo recente invito rivolto a tutti i giganti del settore tecnologico? La risposta è arrivata direttamente dal Ceo del colosso informatico, Tim Cook: "Il governo può influenzare la nostra capacità di fare ciò che facciamo. Può farlo in modo negativo ma anche in modo positivo, perché i nostri prodotti dipendono dalle politiche in aree come educazione, sicurezza e privacy". Una spiegazione diretta e senza incertezze, anche perché non era pensata per essere pubblicata. È infatti stata scritta su Apple Web, la piattaforma di comunicazione interna della Mela, e solo successivamente è stata svelata da TechCrunch.

 

"Dobbiamo essere coinvolti" - Uno dei dipendenti ha chiesto a Cook "quanto sia importante per il gruppo avere relazioni con il governo". Il Ceo ha risposto che lo è “molto”, pur mettendo in chiaro che su molti punti resta lontano da Trump: Apple continuerà a "combattere per i diritti umani e per l'ambiente, con l'obiettivo di nutrire il business con energie al 100% rinnovabili". Poi, però, Cook ha aggiunto una considerazione più pragmatica: "Non ho mai pensato che rimanere a bordo campo sia una buona scelta. In questo Paese, come in Europa, Cina o Sudafrica, dobbiamo essere coinvolti. È importante perché le cose non si cambiano solo urlando, ma anche mostrando a tutti che il tuo modo di fare è il migliore".

 

L'invito alla Trump Tower - E così lo scorso 14 dicembre Tim Cook è stato tra i leader del tech americano invitati nella Trump Tower di New York dal presidente eletto. Accanto a lui c'erano, tra gli altri, Larry Page (fondatore di Google), Jeff Bezos (a capo di Amazon), Sheryl Sandberg (direttore operativo di Facebook) e Peter Thiel (fondatore di Paypal, che ha sostenuto il tycoon durante la corsa alla Casa Bianca). Assente, invece, a quanto pare perché non invitato, il numero uno di Twitter.

 

Dallo scontro alla distensione - Il meeting è stato un momento di disgelo tra le multinazionali e Trump, dopo una campagna elettorale segnata dagli attacchi del candidato repubblicano. Il futuro presidente aveva affermato ad esempio che, in caso di suo approdo alla Casa Bianca, Amazon avrebbe avuto "grossi problemi" e aveva invitato a boicottare Apple. Cook, invece, era in ottimi rapporti con Hillary Clinton, che lo avrebbe considerato anche per il ruolo di vicepresidente. Poi, a urne chiuse, sono arrivati i messaggi di distensione anche con Trump.

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