AirBnb pronta a trattare: sì a un tetto ai giorni di affitto

Alcuni host protestano contro le regole imposte dal Comune di New York (Getty Images)
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La piattaforma di home sharing è nel mirino del fisco di diversi Paesi, e ora si dice disponibile ad accettare alcuni limiti. Tra queste c'è anche il divieto, per uno stesso proprietario, di sfruttare più appartamenti

AirBnb tende la mano al fisco. La società ha deciso di indicare alcune regole che potrebbero garantire maggiore controllo sulla sua attività senza affossarne il business. AirBnb, infatti, negli ultimi mesi era finita  nel mirino del fisco di diversi Paesi: a fronte di un'attività (in alcuni casi) molto simile a quella alberghiera, l'home sharing ha un'imposizione fiscale più leggera e controlli meno stringenti. Tra le possibilità messe sul tavolo da AirBnb, c'è la disponibilità ad accettare una serie di limiti, primo fra tutti quello ai giorni in cui affittare l'appartamento. È tutto contenuto in un documento, il Policy tool chest.

 

Le nuove regole - AirBnb invita le amministrazioni locali (come quella di New York) a rimuovere i limiti al Voluntary collection agreement, uno strumento che consente alla piattaforma di raccogliere automaticamente le tasse locali. Una delle accuse mosse a AirBnb riguarda infatti la concorrenza sleale alle strutture alberghiere. La società risponde con una serie di correttivi, a partire da un limite massimo ai giorni di affitto. Un tetto alto (180 giorni, come avviene a San José, in California). Oppure più basso (60-90 giorni), superato il quale l'host (cioè il soggetto che mette a disposizione l'appartamento) è obbligato a richiedere una licenza commerciale. Proposte, insomma, che tentano di evitare norme più stringenti. Porte aperte anche alla regole del "One host, one home": ogni proprietario può essere legato a un solo indirizzo. Un antidoto a chi, attraverso AirBnb e sfruttando i vantaggi fiscali della piattaforma, è diventato gestore di più appartamenti. La pratica è infatti contraria a uno dei principi della sharing economy: l'affitto dovrebbe essere una fonte di guadagno saltuaria e non un lavoro vero e proprio.

 

Esigenze del fisco Vs. privacy degli utenti – AirBnb ha inoltre proposto un compromesso tra le esigenze del fisco e la privacy degli utenti. Già oggi la piattaforma condivide con le autorità alcuni dati, tra i quali il giro d'affari annuo, il numero di host e i giorni di affitto medio. Adesso la piattaforma si dice disponibile a fornire “metriche aggiuntive” per “aiutare le amministrazioni a definire le politiche da adottare”. Con un vincolo: AirBnb fornirà solo dati aggregati (quindi non personali) e anonimi. Un pacchetto di indicazioni che, sottolinea il Policy tool chest, dovrebbe poi essere modificato in base alle esigenze delle singole amministrazioni. Ma si tratterebbe di “strumenti che permetterebbero al settore di crescere”.

 

Il faro del fisco - AirBnb reagisce dunque con toni concilianti alla necessità di una maggiore regolamentazione sollevata in diversi Paesi. Il Comune di New York, tra i primi a imporre vincoli molto stringenti, era stato portato in tribunale dall'azienda, che ha poi ritirato la causa. San Francisco, dove AirBnb ha sede, ha proposto regole simili, con il tetto a 60 giorni di affitto. Anche in Italia la questione è stata discussa: un emendamento alla Legge di stabilità (poi bocciato) aveva proposto l'introduzione di una cedolare secca al 21% e la creazione di un registro dedicato agli host. 

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