Facebook, obiettivo Cina: pronto un software per controllare i post

Mark Zuckerberg cerca di rientrare nel mercato cinese (Getty Images)
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Secondo il New York Times, il social network sarebbe disposto a offrire un maggiore controllo dei contenuti in cambio dell'ingresso nel mercato asiatico. Una scelta che avrebbe causato le dimissioni di alcuni dipendenti

Il mercato cinese è troppo importante e Facebook sarebbe disposto ad assecondare i vincoli di Pechino pur di entrarci. Il social avrebbe infatti creato un software selettivo, che espelle dal news feed i contenuti non graditi al governo. Una censura preventiva, su misura per diverse aree geografiche. Lo riporta il New York Times, citando tre dipendenti del social network.

 

La censura su Facebook – Già in passato, Facebook si era dimostrato accondiscendente nei confronti delle restrizioni imposte da alcuni Paesi. Le bacheche non sono ad esempio del tutto libere in Pakistan e Russia. E in Turchia, tra luglio e dicembre 2015, sono stati bloccati su richiesta governativa oltre 2mila contenuti. Si è trattato però, fino ad ora, soprattutto di una censura "successiva": le pagine o gli account vengono infatti cancellati solo dopo la pubblicazione. Adesso Facebook farebbe invece un passo in più verso un controllo meno evidente ma più sofisticato. Il post non verrà cancellato, ma nascosto: i contenuti non graditi smetteranno di comparire nella bacheca degli utenti. In sostanza non obbediranno più all'algoritmo, che dà priorità ai contenuti più recenti e a quelli più virali. A decidere non sarebbe direttamente il governo ma un partner cinese di Menlo Park con il ruolo di "intermediario". È un cambio di prassi, quindi: il social non deciderà se un post potrà essere pubblicato, ma dirà se può essere condiviso o meno. Condannandolo di fatto al silenzio in alcuni casi.

 

La delusione dei dipendenti – Il social è stato bandito dalla Cina nel 2009. Il software selettivo potrebbe consentire a Facebook di tornare in un mercato enorme. Ma la decisione ha già provocato qualche malumore. Diversi dipendenti avrebbero lasciato la società per protesta. Perché la censura sarebbe contro uno degli obiettivi ripetuti in pubblico da Mark Zuckerberg: “Rendere il mondo più aperto e connesso”. Il progetto sarebbe stato affidato a Vaughan Smith, vice presidente che nel curriculum può vantare anche la conoscenza del mandarino. La data di nascita dell'idea non è certa, ma il suo sviluppo avrebbe avuto un'accelerazione nell'ultimo anno.

 

I rapporti con Pechino – Facebook non ha smentito la notizia. Per bocca di un portavoce ha fatto sapere che “è interessato alla Cina e sta investendo tempo per capire meglio il Paese”. Anche se, al momento, non sarebbero state prese decisioni definitive. Il software, quindi, esiste, ma sarebbe solo una delle ipotesi per farsi largo a Pechino. In parallelo, le fonti riferiscono di “contatti intermittenti” tra Facebook e il governo, nel tentativo di trovare un compromesso e consentire il ritorno del gruppo in Cina. Lo scorso marzo, Zuckerberg ha visitato la capitale asiatica, e ha anche studiato il mandarino, tanto da riuscire a tenere, nel 2015, un discorso di 20 minuti.  

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