I robot? Devono essere curiosi come i bambini

Un robot in azione su un campo da calcio (Getty Images)
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Il progetto europeo Goal Robots, coordinato dall'Istituto di tecnologie e scienze cognitive del Cnr, sta lavorando sulla capacità dell’intelligenza artificiale di interessarsi all’ambiente esterno per acquisire nuove competenze 

La curiosità è la chiave di tutto. Sarebbe proprio questa attitudine a determinare il definitivo salto di qualità per l’intelligenza artificiale e i moderni robot. Ne sono convinti i ricercatori del progetto europeo Goal Robots, coordinato dall'Istituto di tecnologie e scienze cognitive del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr). L’équipe guidata da Gianluca Baldassarre sta lavorando a un algoritmo in grado di stimolare gli automi all'esplorazione dell'ambiente, toccando e muovendo oggetti. Proprio come farebbe un bambino di due anni che va alla scoperta del mondo. 

La necessità di imparare - “L'obiettivo – ha spiegato Baldassarre – è quello di arrivare a costruire dei robot che sappiano imparare in modo indipendente e applicare le loro nuove capacità acquisite”. Per riuscirci gli studiosi stanno cercando un modo per suscitare il desiderio di sperimentare costantemente nuove esperienze. E per un robot ogni dettaglio potrebbe diventare meritevole di attenzione in una vera e propria tempesta di impulsi. Tramite uno speciale algoritmo, si sta cercando di portare le macchine a concentrare l'attenzione solo sugli aspetti ritenuti utili. In questo modo, ad esempio, potrebbero essere in grado di riordinare da soli una scrivania senza aver ricevuto istruzioni precedenti. 

Sbagliando si impara - Lo scopo del progetto, a cui partecipano anche i ricercatori del Laboratoire de Psychologie de la Perception di Parigi, dell’Institute of Advanced Studies di Francoforte e del Technische Universitaet di Darmstadt in Germania, è arrivare entro quattro anni ai primi risultati concreti. Questi robot dovranno essere in grado di concentrarsi su un elemento di novità, immagazzinare l’esperienza fatta e poi provare a riproporla in futuro, “così come succede ai bambini quando scoprono l'interruttore per accendere la luce" ha aggiunto Baldassarre. 

Capacità di categorizzare - La sfida più grande sarà quella di riuscire a far immagazzinare ai robot la conoscenza appresa tramite l’esperienza. Si tratta di sviluppare una vera e propria capacità di astrazione che permette all’intelligenza artificiale di riassumere in un concetto generale i comportamenti che hanno portato a un determinato obiettivo, in modo da poterlo riproporre in futuro. Perché, in fondo, la curiosità non basta senza la capacità di imparare dai propri errori.

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