Privacy e riconoscimento facciale, Facebook in tribunale

Il marchio Facebook (Getty Images)
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Negli Usa sotto accusa i sistemi di riconoscimento biometrico, i software sviluppati dal social per riconoscere i volti delle persone da taggare. La sentenza potrebbe confermare la libertà di utilizzo o dare il via a numerose richieste di risarcimento

Un tribunale deciderà nei prossimi giorni se Facebook abbia effettivamente leso la privacy di milioni di utenti. Il processo in California, che entra oggi nella sua seconda fase, vede sotto accusa i sistemi biometrici di riconoscimento, i software che permettono l’identificazione facciale e che sono alla base del meccanismo dei tag. Nello specifico, Facebook utilizza un programma chiamato DeepFace per "leggere" le foto degli utenti e suggerire agli amici di taggarli. Negli ultimi anni le cause intentate al colosso del web per l’uso di informazioni personali degli utenti sono spesso fallite, ma nel caso del riconoscimento facciale la compagnia è messa in pericolo dall'Illinois Biometric Information Privacy Act.

 

La legge dell'Illinois - Il Biometric Information Privacy Act, una legge statale dell'Illinois risalente al 2008, proibisce esplicitamente la raccolta di dati biometrici e prevede multe che vanno dai 1.000 ai 5.000 dollari ogni qualvolta venga usata l’immagine di una persona senza il consenso. Qualora il tribunale dovesse dare ragione a Facebook cadrebbero di fatto tutte le cause intraprese dagli internauti contro l'azienda. Ma se la Corte dovesse dar torto alla compagnia (un primo round è stato perso dall'azienda di Menlo Park in primavera), estendendo l’uso della legge dell’Illinois, potrebbero arrivare migliaia di richieste di risarcimento e restrizioni sull’uso dei sistemi biometrici di riconoscimento simili a quelle che vigono attualmente in Europa o in Canada. Cause analoghe sono state intentate sempre sulla base del Biometric Privacy Act anche contro Google, che usa una tecnologia simile per Google Photos.   

 

Le ragioni delle due parti - Gli utenti che hanno mosso causa al colosso del web hanno spiegato  che "gli identificatori biometrici sono proprietà di un individuo  e rappresentano dati che la compagnia non ha mai chiesto di poter ottenere". A differenza delle altre informazioni che possono cambiare nel tempo, i dati biometrici (come lineamenti del volto, impronte digitali e colore dell’iride) sono degli identificatori unici. Marc Rotenberg, presidente dell’ Electronic Privacy Information Center sostiene le ragioni degli internauti, perché Facebook - sostiene - potrebbe usare le informazioni a scopo commerciale senza che gli utenti lo sappiano: "Gli identificatori biometrici sono un elemento chiave per mettere insieme le informazioni su una persona, cosi  come le informazioni di carattere finanziario ed economico". Il gruppo di Zuckerberg sostiene invece che la causa non ha senso, perché nessun utente del social network ha mai subito danni fisici o psicologici né perdite di alcun tipo a causa dell’utilizzo dei dati.  

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