X Factor 2017 proseguono i casting: per Ilaria Porceddu fu...Let It Be

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Proseguono i casting per l'edizione 2017 di X Factor: i prossimi appuntamenti sono a Napoli il 5, 6, 7 maggio alla Mostra d’Oltremare e poi a Milano il 20, 21, 22 maggio all'Arexpo. Di quanto il talent di Sky Uno posso cambiare la vita ne parliamo con Ilaria Porceddu appena uscita col disco Di Questo Parlo io.

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Lei è stata una pioniera di X Factor ma ancora oggi è ricordata come una evergreen del talent musicale di Sky Uno: sarà perché è stato l'inizio di una carriera, sarà perché ha preso consapevolezza della sua forza e del suo carattere...resta il fatto che Ilaria Porceddu, da poco uscita col disco Di Questo Parlo io, è un simbolo di come X Factor posso aprire gli orizzonti. La abbiamo incontrata e ne abbiamo parlato. Intanto proseguono casting per l'edizione 2017 di X Factor: i prossimi appuntamenti sono a Napoli il 5, 6, 7 maggio alla Mostra d’Oltremare e poi a Milano il 20, 21, 22 maggioall'Arexpo

Ilaria sa che stanno facendo i castong per XF11, che arriverà su Sky Uno dopo l'estate?
Certo, seguo sempre il programma.
E che ne pensa?
Che da molta visibilità, che permette di apparire ma soprattutto garantisce l'opportunità di costruire un progetto e costruirsi una identità.
Provato sulla sua pelle?
Eccome, le dico solo che appena finita l'esperienza mi sono tatuata su un braccio la beatlesiana Let it be, lascia che sia.
Cosa le ha lasciato?
Mi ha dato forza di aprirmi al mondo e alla musica, mi stavo chiudendo in me stessa e sono ripartita da lì.
Apre Di Questo parlo io con un brano in sardo, Sas Arvures.
E' sempre un massacro la dizione, cerco di domarla ma quando canto in sardo viene fuori. Questo è un disco pop che parte con un brano in sardo e a cappella: doveva essere solo musicale, era la ghost track del disco precedente e invece è diventata il biglietto da visita del nuovo progetto.
Cosa rappresenta?
Il simbolo è l’albero, la purezza, che cresce col vento. In sardo diventa femminile il concetto di albero, è il simbolo del nuovo disco e la chiusa ideale del precedente.
L'altro brano in sardo è Lu cor'aggiu con quell'apostrofo strano.
E' il coraggio di andare. Questa è la chiusura del disco, riprendo la mia vita col coraggio di amare, di vivere e di lasciarmi andare.
Le canzoni segnano anche una svolta personale, umana e di cuore.
Accadono tanti cambiamenti nella vita. Il disco nasce da un distacco nella vita privata cui ne è seguito uno artistico. Io collaboravo con la persona con cui ho vissuto. Ho reimpostato tutto, ho superato il dolore e c’è anche la rivincita. Ho cambiato la vita e la quadra di lavoro e sono stata molto più presente nella lavorazione.
Una mutazione recente.
Tutto è nato negli ultimi tre anni. Di questo parlo io è la prima canzone che ho scritto. Tra fine 2013 e 2014 ho scritto i pezzi, nel 2015 iniziato a realizzarli. Il disco mi rappresenta totalmente. C’è anche responsabilità.
Nessun legame col passato?
Clemente Ferrari è quello che resta del passato. Non gli chiedo di impostare le cose in un certo modo, lo lascio libero. Intervenire su tutto non è possibile ma dare fiducia è un dovere.
Il suo pregio più grande?
E' la tenacia. Essere sarda mi aiuta. E’ una terra che da tanto ma ti limita perché è un’isola, per staccarsene ti mette a dura prova. La ho lasciata a 18 anni. La scopri solo dopo e per l’irraggiungibilità.
Un brano è Tabula rasa.
E' una riflessione sulla sessualità come peccato. Non è solo procreazione o con chi si ama. E’ un turbine di sensorialità. Io ci ritrovo la purezza nella libertà. E' importante all’interno della coppia essere liberi di provare tutto perché l’amore esista in maniera solida.
Chi è la Lisa della canzone?
Sta per Luisa ed era mia nonna, la ho sempre portata con me ma mai descritta o suonata. Stavolta ne ho sentito la necessità. Rappresenta la donna forte e libera, la capa della società matriarcale sarda. Ha fatto studiare i figli in un piccolo paese di mille abitanti. Lavorava anche in campagna. Piccolissima con quegli occhi azzurri: è stata lei, a 90 anni, a convincere i miei genitori a farmi partire quando doveva essere la prima a provare a trattenermi.
Il tour?
Partenza in estate. Ho una idea da locale e teatro intimo. Ogni canzone avrà una immagine in base alle onde sonore. Video installazioni, un’opera d’arte.

 

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