Beppe Carletti dei Nomadi: "Andate a X Factor poi riaprite le balere"

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Beppe Carletti, seduto, con i "suoi" Nomadi

X Factor deve essere divertimento. Il successo può anche arrivare ma non bisogna pensarci. Beppe Carletti dei Nomadi spiega ai giovani come ottimizzare il talent di Sky Uno (torna in prima serata a settembre) e poi invita a far rivivere le balere e a fare gruppo per costruire un futuro migliore. L'ultimo disco dei Nomadi è Così sia XXIV Tributo ad Augusto e loro sono sempre in tour

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Una esperienza unica che va vissuta senza pensare al successo ma pensando a quel che accadrà dopo. O che potrebbe accadere. Beppe Carletti, anima, cuore e testa dei Nomadi, quando ha iniziato a frequentare la musica, 53 anni, non immaginava che un giorno sarebbe arrivato X Factor. Ma da persona intelligente e moderna quale è abbraccia con gioia questa opportunità che viene data ai giovani. Lo abbiamo intervistato mentre si avvicina XF10, che torna a settembre in prima serata su Sky Uno.

Carletti è partito dalle balere e si ritrova a X Factor.
E' giusto così, i tempi cambiano. I talent devono essere una forma di divertimento.
Questo è il suo consiglio per chi punta a X Factor 2016?
Esatto. Partecipare è già un successo, visto il livello alto che c'è in gara, e dunque è onesto non pesare di fare successo perché se poi non arriva è una delusione.
Oggi la possibilità di lasciare un segno passa da lì.
Sarà una esperienza unica a prescindere e dunque va fatta. Non ci sono più le balere, dove abbiamo iniziato noi, e il loro futuro è incerto.
Consiglio?
La regola è il divertimento. E si può andare anche con zero esperienza.
A proposito di esperienza, le balere stanno tornando.
Per chi deve suonare che le balere riaprano è fondamentale. Sarebbe una opportunità in più per chi esce da X Factor.
La notizia la rende felice...
...certo, mi fa piacere che ci sia il gusto per andare ancora a ballare. Mi auguro che sia un nuovo inizio e che, come una volta, le danze si aprano alle 21.30.
Con i Nomadi siete reduci da Cracovia, dove avete alla Giornata Mondiale della Gioventù.
Parlare davanti a decine di migliaia di ragazzi non capita tutti i giorni. Agli inizi ci definirono un gruppo da oratorio e stavolta ci siamo esibiti in uno dei più grandi oratori del mondo.
Che cosa ha detto a questi ragazzi?
Bisogna incentivarli a sperare, a non arrendersi. Siamo noi che disegniamo il futuro, va deciso in modo collettivo, bisogna coalizzarsi. Io sono sempre positivo. E’ bello esserlo in generale, essere negativi fa male a tutti.
Siete sempre in tour.
Andremo avanti fino a metà ottobre. Siamo fortunati. Molti colleghi faticano.
Voi potreste fare un concerto diverso ogni sera.
Con trecento brani in repertorio è facile cambiare.
Il vostro ultimo disco è Così sia XXIV Tributo ad Augusto (Daolio, ndr) con l'aggiunta dell'inedito Così sia.
Il concerto segue abbastanza il disco. Gli inediti sono importanti ma è difficile farli conoscere. Oggi gli ascolti sono molto mordi e fuggi. E' una cosa allucinante.
Come si definisce?
Il mio modo di concepire la musica è da ultimo illuminato. Molti altri illuminati sono persi, altri non ci sono più.

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