Birthh: "EPCC libera la musica e dona fiducia alle nuove generazioni"

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Birthh

E' una serata speciale quella odierna di EPCC. Faranno vista ad Alessandro Cattelan, in questa puntata orientata allo sport Bebe Vio, Daniele Adani e Francesca Baraghini. La musica è affidata, oltre che alla band resident Street Clerks, al genio della ventenne Birthh, che abbiamo intervistato. E poi c'è Cattelan è su Sky Uno dal lunedì al venerdì in seconda serata

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Avere vent'anni e sentirsi parte di una generazione vincente. Che bello sentirlo raccontare da Birthh, all'anagrafe Alice Bisi, l'ospite musicale della odierna puntata di E Poi c'è Cattelan, il late nigh show di Sky Uno in onda dal lunedì al venerdì in seconda serata. Aspettandola sul palco di EPCC la abbiamo intervistata.



Alice, perché Birthh con due acca finali?
Una specificità anche dal punto di vista ortografico. Con un finale sospeso con una doppia lettera muta il pensiero va solo a me.
Invece chi è Alice?
Una ragazza di vent'anni che ha il guardaroba in un luogo che si chiama La Foresta, in provincia di Prato, ma che in realtà è una girovaga.
Non ha mai pensato, nel suo andare all'estero, a un biglietto di sola andata?
C'è sempre un ritorno. E magari un ritorno. All'estero io vado per suonare. Ciò apre le possibilità, è indubbio.
Sono previste, a oggi, un concerto a Austin, uno in Canada e a maggio due in Inghilterra.
Il mio booking è in costante aggiornamento. Austin è importante, è un festival costruito soprattutto per chi lavora nell'ambiente.
Ha un luogo che sente suo, oltre a quello nativo?
Vado spesso a Brescia perché ho lo studio di registrazione. Mi piace Milano perché è una capitale della cultura.
Bello sentire una ventenne parlare di cultura.
Lo è nel bene e nel male, perché in Italia gravita tanto su Milano.
Lei però si porta avanti cantando e scrivendo in inglese.
Mi viene più naturale. Oltre al lavoro cantautorale ne svolgo anche uno da autore: in quel caso scrivo per lo più in italiano. Io sono soprattutto una da melodia.
E' gelosa a cedere ad altri sue cose?
Mi piace lavorare per altri. Costruire parole e melodie che altri devono indossare è quasi psicologico perché bisogna entrare nella altrui personalità.
L'Italia le sta mai stretta?
No. Qui sto bene anche se va detto che sono spesso in giro. Ma per chi scrive in inglese le difficoltà si moltiplicano. Mancano luoghi per suonare e manca la curiosità della gente. Basta andare verso Nord, anche solo in Francia e Lussemburgo per trovare una attenzione diversa. In Italia c'è un circolo vizioso: è meglio non rischiare altrimenti le classifiche non ti accolgono.
E' introversa?
No ma le aspettative vanno soddisfatte.
Il suo album Born in the Woods è una delle più belle sorprese del 2016: sente pressione?

Un po' sì ma credo anche che bisogna fare le mosse giuste.
Lei come fa?
Non ci penso troppo. Cerco di non perdere il focus e di soddisfare in primis me stessa.
Un sogno generazionale.
Guardi la mia generazione è interessata alla musica. Temo per chi viene dopo.
Ma lei ha solo vent'anni...
Ma vedo le mie sorelle più piccole che seguono le classifiche. E un po' mi preoccupo.
Contenta di essere ospite a EPCC?
E' una delle poche cose che vedo. la mia famiglia è abbonata a Sky e quando sono a casa, se è in periodo di EPCC, me lo guardo.
Cosa le piace?
Ha gli orari che piacciono a me, io li chiamo sbagliati. E poi spacca!
Cosa proporrà?
Sarò con due musicisti e proporrò il brano Chlorine.
Felice?
Uno spazio così è giusto che ci sia. Anzi è l'ora che ci sia! Dovrebbero essercene di più, noto una attenzione particolare e originale ai temi affrontati.
Cosa dà in più EPCC alla musica?
Fa arrivare alla gente musica che altrimenti si...perderebbe chissà dove!






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