Ink Master, aspettiamo la finale con i tattoo di Georgia Lee

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Georgia Lee fotografata da Stefano Corso

Si chiamano Elettronoir e sono una delle band più creative degli ultimi dieci anni. Il loro ultimo album si intitola Suzu. Sono in tre e una è Georgia Lee, deejay, cantante, donna eclettica e tatuata. Parliamo con lei di musica e tattoo aspettando la finale di Ink Master, domenica 3 dicembre alle ore 21.15 su Sky Uno

di Fabrizio Basso
(BassoFabrizio)


Eccola lì, Georgia Lee, con i suoi sette tatuaggi, le sue mille idee e i suoi cento progetti. La musica, i dj set (fa parte di Amigdala), le serate speciali, il sorriso e la passione per una vita che ha costruito inseguendo i suoi desideri. Parliamo con lei aspettando la finale di Ink Master, in programma su Sky Uno domenica 3 dicembre alle ore 21.15.

Georgia partiamo dalla musica, dagli Elettronoir.
La storia è lunga oltre dieci anni, io sono arrivata in corso ma oggi, insieme a Marco Pantosti, siamo i due storici della band.
Che è passata da quintetto a trio.
Esatto. Oltre a noi due c'è Maurizio Sarnicola. Il vero visionario è Marco, poi le idee vengono discusse in studio. Da fine gennaio saremo in tour e vorremmo con noi anche Roberto Massimiliani, un visual artist. Siamo in regime di auto-produzione, non vogliamo essere costretti a snaturarci.
Molti brani dell'album seguono la cronaca.
Mentre registravamo c'era il dramma della Siria, di Aleppo. Immagini e notizie che ci schiacciavano. Noi cerchiamo di elaborare i fatti che accadono nel mondo e portarli a una dimensione evocativa e virtuale.
Un altro brano è Divisione Satie.
Marco Pantosti ama Satie e dunque doveva entrare nel suo mondo. Si parte da una musica di ambiente per creare momenti di elettronica. C'è un uso importante di sintetizzatori analogici.
Georgia si sente a suo agio a casa Elettronoir?
E' la relazione più lunga della mia vita. Io ci sono dal secondo album non proprio dagli albori ma quasi.
Prima?
Venivo dal jazz, dal blues, questo per me era un approccio nuovo alla musica.


Georgia Lee fotografata da Danilo Falà



Ed eccoci ai tattoo.
Ne ho sette e il primo lo ho fatto che avevo 14 anni.
Ne è soddisfatta?
Insomma. Non posso dire che è stato un errore ma quelle due stelline a 14 anni erano un fattore puramente estetico.
Poi è arrivata la consapevolezza.
Giusto. In fatti sulla mia spalla sinistra ho me stessa, un regalo per i miei trent'anni.
Poi?
Una veggente thainlandese che ho incontrato in uno dei miei viaggi. Era un momento particolare della mia vita, lei mi ha aiutato a capire e dunque ho voluto portarla sempre con me. Invece sull'avambraccio sinistro c'è mia madre.
L'ultimo?
Una mantide religiosa in bianco e nero che rappresenta la mia aggressività inespressa.
E' aggressiva?
Al contrario, sono calmissima ma...
Ma?
Ogni tanto mi sento esplodere e credo sia meglio farlo in un tattoo che tirando oggetti.
Il prossimo obiettivo?
Aprire una piccola factory a Roma.
Perché Georgia Lee?
Georgia è il mio nome, Lee in omaggio a Tom Waits. Una sua canzone è proprio Georgia Lee e dunque quel nome è proprio per me.


Elettronoir


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