Michael Franti, la sua storia è un unico tattoo

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Descrive i suoi tatuaggi come una unica onda. Michale Franti ha scritta sul corpo la sua storia. Lo abbiamo incontrato, in occasione dell'uscita del suo album Soulrocker, per parlare di musica e tattoo mentre su Sky Uno, ogni domenica alle 21.15 c'è la settima stagione di Ink Master 

di Fabrizio Basso
(@BassoFabrizio)


Ognuno, sui suoi tattoo, costruisce una storia. Ma pochi hanno la lucidità di farne un racconto. Uno di questi è Michael Franti, rapper, poeta e musicista di Oakland che con i suoi Sperhead è da poco uscito con l'album Soulrocker, un disco potente, 13 canzoni per la prima volta venate dall'elettronica. Nel 2011 duettò con Lorenzo Jovanotti in Sound of Sunshine. Porta addosso una serie di tattoo l'uno concatenato all'altro. Ce ne parla mentre su Sky Uno, ogni domenica alle 21.15 c'è la settima stagione di Ink Master.

Michael Franti, perché ha ceduto all'elettronica?
Le ragioni sono due: la prima volevo innestare qualcosa di nuovo nella mia musica, la seconda perché il primo disco comprato sono stati i Krafterwerk, acquistati quando avevo sette anni e mai dimenticati.
Affronta molti temi sociali. Le piace questo mondo?
Bisogna sempre tenere gli occhi aperti, bisogna sempre avere la speranza di un cambiamento.
La musica incide?
Di certo gioca un ruolo molto importante.
Lei con la chitarra contribuisce.
E' uno strumento a disposizione dell'umanità da migliaia di anni. Si possono suonare note all’interno delle singole note. Ma per quanto possa evolvere rimango sempre un menestrello.
I suo fan che ne pensano?
Ho una grossa base di fan, voglio che si sentano a loro agio. Talvolta addirittura suono le canzoni che sto iniziando a elaborare.
La musica fa sognare?
Tutta la musica è magica. E viene ascoltata in base allo stato d’animo. Soprattutto ora si può scegliere il mood in base a come ci si sveglia.
Salva l’anima?
Sono entrato in una cattedrale a Monaco, ho visto sculture gotiche che mi hanno lasciato senza fiato. Non so se andrò in paradiso ma probabilmente quello è il paradiso.
Parliamo dei suoi tattoo?
Il primo avevo 23 anni e ognuno ha una sua storia. Mia moglie mi chiede spesso di lasciare libero qualche spazio.
Lo fa?
Ci provo. Il mio è unico perché è una storia unica, la mia.
Esempi?
Ne ho uno Maori per lo squalo, uno per mio figlio, poi si rincorrono le onde del passato del passato, del presente e del futuro: si vedono nette sulle mie braccia.
A chi parla?
Vorrei fosse un messaggio per i suoi figli.

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