Twin Peaks - La serie evento: la recensione dell'episodio 14

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Una Monica Bellucci da sogno e un toccante omaggio a David Bowie illuminano questa puntata di Twin Peaks in cui scopriamo il vero volto di Sarah Palmer. In attesa dei prossimi appuntamenti con la serie - ogni venerdì alle 21.15 per gli episodi doppiati in italiano, e ogni notte tra domenica e lunedì alle 02.00, prima degli episodi della nuova stagione de Il Trono di Spade, per quelli in versione originale sottotitolata -, leggi la recensione del quattordicesimo episodio. Ovviamente ci sono SPOILER per chi non ha ancora visto l'episodio. 

di Paolo Nizza



Una puntata fatta della "materia di cui sono fatti i sogni", avrebbe detto il Duca Prospero immortalato da William Shakespeare nella Tempesta. La quattordicesima parte di Twin Peaks sembra scritta da Otto Rank allievo di Freud e autore del saggio “Il Doppio – Il significato del sosia nella letteratura e nel folklore. 

 

Il Doppelgänger vive e lotta insieme a noi. A partire dalla sequenza iniziale, ambientata nel niente affatto ameno Sud Dakota. Gordon Cole chiama e Twin Peaks risponde. L'equivoco genera una verità. L'audioleso deputy del Fbi i crede di parlare con Harry Truman, ma alla cornetta c'è suo fratello Frank. Come spesso accade nella serie l'equivoco genera una verità. Carta canta, alcune pagine del Diaro di Laura Palmer rivelano l'esistenza di due Cooper. E' la psicologia della Gestalt: Il tutto è più della somma delle singole parti.

 

 

Il tema del doppio si sdoppia in salsa tibetana. L’agente del Fbi Albert Rosenfield svela alla neofita Tammy Preston il mistero della Rosa Azzurra. Nel 1975 a Olympia, capitale dello stato di Washington, gli agenti Gordon Cole e Philip Jeffries trovano Louise Duffy, una ricercata. La donna sta per morire, colpita da una pallottola. Le sue ultime parole sono queste: "Sono come la Rosa Azzurra". Dopo averle pronunciare la donna scompare. Al suo fianco c'è un'altra Louise con una pistola in mano. Ma Duffy non aveva una sorella gemella. La soluzione dell'enigma è celata tra i precetti del buddismo tantrico (grande passione di David Lynch). La rosa azzurra non esiste in natura. La donna scomparsa è un Tulpa, un'entità incorporea che può essere creata dalla mente, attraverso la meditazione e assumere le forme più svariate. Nella scena successiva torniamo sulla Terra. L'apparizione di un lavavetri (solo Lynch riesce a rendere perturbante un addetto alle pulizie) ci introduce a una rivelazione scioccante: Jane, la moglie di Dougie Jones, è la sorellastra di Diane. Urge indagare sulla coppia e Cole, tosto, chiama l'Fbi a Las Vegas.

 

 

I sogni, si sa, sono desideri. E chi non vorrebbe sognare Monica Bellucci? E Gordon, che le donne le desidera e molto, ci racconta di un incontro onirico con la Venere Umbra. In una Parigi in bianco e nero. L’attrice nella parte di stessa avvisa Cole che "siamo come il sognatore che sogna e vive dentro al sogno: ma chi è il sognatore?". Nel sogno si palesa pure l'agente Cooper, ma non riusciamo a vedergli il volto. La forza dell'inconscio ci trasporta nel passato. Torna a bruciare Fuoco cammina con me. Rivediamo la scena con David Bowie nei panni dell'agente Jeffries che apostrofa Dale con queste parole: “Chi diavolo credete che sia lui?  La prematura scomparsa del Duca Bianco rende il tutto commovente e malinconico. Jeffries sapeva, al pari di Edgar Allan Poe, che "Viviamo dentro un sogno". E cosa sono il grande e il piccolo schermo se non una fabbrica di sogni? E spesso di incubi.

 

 

Passato, presente e futuro danzano nei boschi di Twin Peaks. Se 25 anni fa si cercava lo chalet del malevolo Jacques Renault, in questa stagione, guidati da Bobby, Hawk, Frank ed Andy giungono al Jack Rabbit's Palace con la speranza che grazie alle istruzioni lasciate dal maggiore Briggs il mistero si riveli. Ma come sapeva bene il Jeffrey Beaumont di Velluto Blu "è uno strano mondo", quello abitato dai personaggi di Lynch. Sicché ai piedi di un albero riposa nuda la donna orientale priva di occhi protagonista dell'episodio 3. Alle 2:35 Andy sparisce e si ritrova al cospetto del gigante in quel microcosmo vintage, dove pare che tutto abbia avuto inizio. Il colosso calvo si definisce un Fireman. Andy si avvicina a una sorta di monitor-oblò. Una finestra sulla vertigine. Uno stream of consciousness. Un labirinto di visioni. Come in una metafisica parata sfilano i due Cooper e il volto di Laura Palmer, il woodsman che cerca di accendere e il palo della luce apparso nell'episodio 6, la madre che vomita dell'episodio 8 e il minimarket. Insomma, il principio della fine, la fine del principio; ça va sans dire, quando Andy torna fra noi non ricorda alcunché, al pari dei suoi compagni d'avventura.

 

 

Un intermezzo al Great Northern, tra James e Freddie, il ragazzo dal magico guanto verde (visto nell'episodio 2) è il preludio a uno dei momenti più terrificanti di tutta la stagione. Siamo all’Elk’s Point #9 Bar, una bettola per camionisti. Sarah Palmer continua il suo rapporto privilegiato con il Bloody Mary. La madre di Laura viene importunata da un rozzo avventore. E finalmente Madame Palmer mostra la sua metà oscura. Il viso cede il posto a una mano dall'anulare infiammato e a un sorriso a 32 denti. La signora azzanna l'uomo al collo e lo uccide. Il Male si è tolto la maschera. Forse non era solo Leland a essere posseduto a casa Palmer. Consueto finale musicale con le Lissie che cantano Wild West e le millenial Megan e Sophie che parlano di vite al limite citando Tina e Billy.

 

Aveva ragione Lula; "È un mondo cattivo, senza pietà, che racchiude dentro di sé un cuore selvaggio”.

 

 

 

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