The Young Pope: una serie tra fede, mistero e dubbio

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Presentata a Roma la serie tv firmata dal Premio Oscar Paolo Sorrentino che andrà in onda su Sky Atlantic  a partire dal 21 ottobre. Tra una battuta di Silvio Orlando, che sul set si è sentito come l'astronauta Cristoforetti, e Sorrentino che ha svelato che sta già scrivendo la seconda stagione, ecco cosa ci hanno raccontato i protagonisti

di Paolo Nizza

(inviato a Roma)

Un miracolo di serie. Un nuovo Rinascimento. Ecco che cosa rappresenta The Young Pope. La fiction firmata da Paolo Sorrentino è la punta di diamante di un nuovo modo di intendere e fare televisione. Costata 40 milioni di euro, The Young Pope è un modello virtuoso che riafferma l'importanza di una sana dialettica tra autore e produzione.

Il primo a essere convinto di questo è proprio Paolo Sorrentino. Dopo aver mostrato al pubblico un gustoso backstage, con ironia degna dei porporati protagonisti della serie che ha diretto, il regista premio Oscar scherza e dice che in realtà il vero regista è Jude Law. Lui si è limitato a dire Yes e a tirare un calcio di rigore sul set.


Jude Law

E anche se nessuna scena di The Young Pope è stata girata nella Città del Vaticano, Sorrentino sa che a Castel Sant'Angelo si respira l'odore delle case dei vecchi cercato da Jep Gambardella ne La Grande bellezza. E la bellezza è uno dei termini che più vengono pronunciati in questa conferenza stampa. Per esempio la bellezza di Jude Law capace di folgorare un gruppo di turisti che all'improvviso smettono di guardare la Cappella Sistina per ammirare l'attore inglese in tutto il suo splendore.

Jude Law racconta di essere rimasto impressionato dalla bellezza di Roma. Durante le riprese della serie ha cercato di imparare l'italiano, ma il tempo a disposizione era troppo poco. Ciò non di meno, l'attore ha cercato in ogni modo di tradurre in gesti e parole ciò che il regista gli chiedeva, perché per Jude l'attore è un mezzo per interpretare il personaggio del giovane Papa americano che lo ha portato a ripensare al suo rapporto con la Fede e con Dio. E ha svelato che ha continuato a tenere le braccia conserte o dietro la schiena come fanno i Papi visto che i loro abiti sono privi di tasche. E a proposito della postura di Pio XIII, Sorrentino ha aggiunto che il gesto di Belardo di allargare le braccia e alzare il capo verso il cielo è ispirato alla foto di Pio XII a San Lorenzo, ma anche al calciatore inglese Rooney, quando segna un gol. Insomma ancora volta sacro e profano si incontrano fuori e dentro lo schermo.


Silvio Orlando e Cècile de France

Per Silvio Orlando, The Young Pope è stata una esperienza unica e incredibile. Alla fine delle riprese si è sentito come l'astronauta Samantha Cristoforetti, anche per via della lingua visto che per recitare in inglese si è dato a uno studio matto e disperatissimo. Orlando ha ribadito che Sorrentino ha sparigliato le carte riportando in auge il concetto di bellezza al cinema, troppo spesso dimenticato in questi ultimi anni. L'attore napoletano ha poi dichiarato di essere entrato in grande sintonia con Gianluca Guidi che in The Young Pope interpreta Padre Amatucci: "Sul set eravamo come Batman e Robin".

Javeier Camara, immenso nella parte di Monsignor Gutierrez, invece, fa una rivelazione sconvolgente. Come provino ha mandato a Paolo Sorrentino un video in cui balla sulle note di Raffella Carrà. Lo ha fatto perché immaginava che tutti gli altri avessero mandato perfomance seriose e monacali. A parte la boutade, l'attore spagnolo non vede l'ora di tornare a girare The Young Pope. Al pari di Ludivine Sagnier, che in The Young Pope, interpreta Ester, moglie religiosissima di una guardia Svizzera. L'attrice ha confessato di avere pregato la Madonna perché venisse scelta per la parte.

D'altronde Sorrentino ha confermato quanto sia stata fondamentale la scelta del cast. E, a prescindere dalla indiscussa bravura dei doppiatori, ha invitato a guardare The Young Pope in lingua oiriginale con i sottotitoli, per cogliere tutte le sfumature di questa fiction che rappresenta un nuovo paradigma creativo. Quando gli chiedono cosa significhi la presenza di un canguro nella seconda puntata, Sorrentino sfodera una battuta fulminante: "Non lo so, con 40 milioni di budget potevo permettermi di girare una scena solo per il gusto di girarla".

Ma al di là della gag, il regista conferma la sua vocazione per il Mistero, in questa epoca in cui tutto viene detto, mostrato, esibito in una corriva "r" come "retorica della trasparenza", come l'ha definita Gianni Canova, moderatore della conferenza stampa. E in fondo la forza di The Young Pope è anche nel mistero di questo Papa dagli occhi di ghiaccio, una contraddizione vivente, santo e bambino, luce e tenebra. Una figura sola, inafferrabile, cangiante come tutto il cinema di Sorrentino.

 

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