In Treatment e gli altri, quando la terapia si fa al cinema e in tv

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Sergio Castellitto sul set di In Treatment - © Marta Spedaletti / © Sky / © Wildside

Mentre Sergio Castellitto sta per tornare su Sky Atlantic nei panni del Dr. Mari con la seconda, attesissima stagione di In Treatment, ecco tutti i più controversi dottori del piccolo e grande schermo. Da Mad Men ad Arancia Meccanica, passando per Donnie Darko

 

Lo psicanalista Giovanni Mari, interpretato dall’attore Sergio Castellitto, sta per tornare con le storie più complicate dei suoi pazienti: il 23 novembre su Sky Atlantic parte la seconda stagione della serie tv In Treatment, che porta la psicologia e i problemi interiori dell’individuo sul piccolo schermo. Ma l’empatia caratteristica del Dottor Mari non è una peculiarità di tutti i suoi colleghi, basta guardare quali soluzioni controverse e atteggiamenti poco etici hanno seguito alcuni dei terapisti e psichiatri più celebri di cinema e televisione. 

 

Prima regola dello psicanalista: rispettare la riservatezza del paziente. Eppure il medico che ha seguito l’ansiosa ed insicura Betty Draper durante la prima stagione di Mad Men non si può dire che abbia fatto della discrezione il suo motto: non solo il dottor Arnold Wayne rivela i dettagli delle sessioni di terapia al marito Don senza il consenso della signora, ma usa pure i suoi commenti come base per la diagnosi, mettendo in secondo piano lo stato mentale della paziente. Per non parlare di quella volta in cui Betty ha sorpreso il suo psichiatra a fissarle la scollatura della camicetta… Eppure, a ben  guardare, i rapporti fra psicoterapeuta e paziente non sono affatto scoraggiati in tv. 

 

 

Nella sit-com E alla fine arriva mamma! la protagonista Robin inizia a frequentare il suo medico (dopo che è stato proprio lui a dichiararsi durante la settima stagione della serie), dicendo a loro discolpa che la terapia non era durata molto a lungo. 

 

I terapisti del grande schermo non sono da meno. Prendiamo Arancia Meccanica. Il film di Stanley Kubrick del 1971 gira intorno alle attività criminali dei Drughi, una banda di rapinatori che semina il panico in città. Una volta arrestati, proprio il capo della gang, Alex, viene scelto per testare il metodo Ludvigo, una terapia che attraverso pratiche non proprio ortodosse promette di riabilitare il delinquente in appena due settimane.

 

 

La dottoressa Lillian Thurman di Donnie Darko, invece, esercita l’ipnosi sul giovane paziente protagonista del film, ma senza apportare alcun sollievo al ragazzo e, anzi, incoraggiando in lui comportamenti autodistruttivi.  

 

 

Ma è quando sul lettino del terapeuta finiscono problemi legati alla sessualità del paziente che il cinema dà il peggio di sé. In Gonne al bivio la studentessa e cheerleader Megan Bloomfield viene mandata dai genitori in un campo di riabilitazione per curare la sua presunta omosessualità: qui la terapia adottata della dottoressa Mary Brown obbliga i pazienti a comportamenti legati a stereotipi di genere, così le ragazze, di rosa vestite, si esercitano a cambiare pannolini e sperimentano ai fornelli, mentre i ragazzi (rigorosamente in divisa azzurra) trascorrono il tempo a prendere a calci un pallone. 

 

 

Sono stati presi con troppa leggerezza e pregiudizio anche i gusti sessuali di Winona Ryder nei panni di Susanna in Ragazze Interrotte: Qui a risultare inadeguata è la diagnosi del Dottor Melivin Potts, interpretato da Jeffrey Tambor, che individua nella giovane un disturbo borderline della personalità basandosi esclusivamente sulle sue promiscue scelte sessuali e sulla sua mancanza di ambizioni nella vita.

 

 

In definitiva, se proprio volete farvi vedere da qualcuno, almeno fatevi vedere da uno bravo!

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