La forma dell'acqua - The Shape of Water: la recensione del film

In Italia esce il 14 febbraio il film di Guillermo Del Toro candidato a 13 Oscar. Premiata con il leone d'oro  lla mostra del cinema di Venezia, una fantastica fiaba gotica interpretata da un cast straordinario. Guarda il trailer e leggi la recensione

"Se vi dovessi parlare di lei, la principessa muta, che potrei dirvi? Vi dovrei parlare del quando...? E' successo tanto tempo fa durante gli ultimi giorni di regno di una Principessa delle fate... o vi dovrei parlare del posto? Una piccola città vicino alla costa,ma lontano d qualsiasi altra cosa... O forse dovrei mettervi in guardia sulla veridicità di questi fatti e sulla favola dell'amore e della perdita e del mostro che ha tentato di distruggere tutto... "

Inizia con queste parole romantiche e spaventose The Shape of Water- La forma dell’acqua. Il film di Guillermo Del Toro, che esce il 14 febbraio, dopo aver vinto il leone d’oro a Venezia e ottenuto 13 nomination all’Oscar. Siamo nel 1962 a Baltimora, Stati Uniti. Al cinema proiettano “La storia di Ruth” e “Martedì Grasso.”

In tv sgambettano star epocali come  Betty Grable e Alice Faye. Si sogna a colori, ma si vive in bianco e nero. La segregazione razziale ancora impazza. Ma la vita della muta Elisa Esposito (la bravissima Sally Hawkins), addetta alle pulizie al centro di ricerca aereo spaziale è scandita da gesti sempre uguali. La cottura di un uovo, la lucidatura delle scarpe, la masturbazione in una vasca da bagno, Al suo fianco una collega nera Zlda (la grande Octavia Spencer) che dice che se le scoregge fossero complimenti allora suo marito sarebbe Shakespearee  Giles, un attempato illustratore gay (il sublime Richard Jenkins) che avrebbe voluto aver maggior cura dei suoi denti e scopare di più.

Ma in Shape of water Il tempo è un fiume che viene dal nostro passato. Ed Elisa diventa la protagonista di una romantica favola gotica. Una principessa senza voce che vive una storia di passione e abbandono, dove a esse galeotto non è un libro, ma un uovo sodo, L’oggetto del suo desiderio è il David di Michelangelo delle creature anfibie interpretati da Doug Jones. Il pronipote bello e seducente del Mostro della laguna nera. A differenza del film di Jack Arnold, la donna ama il mostro, la bella desidera la bestia come nel film di Jean Cocteau tratto dalla celebre fiaba. Siamo in un mondo di demoni e dei, un universo di Gods and Monsters, Lo stesso immaginato da James Whale nei primi film di Frankenstein. 

Il vero mostro, però, è chi crede che Dio sia bianco, anglosassone e protestante. Ovvero il colonello Strickland che ha il ghigno dell’intenso Michael Shannon: un carnefice che tortura con un teaser fatto in Alabama il dio d’acqua che viene dal rio delle amazzoni e che pare un incrocio fra una salamandra e una carpa Koi. Ma nella lotta il militare perderà due dita, la fiammante Cadillac e non solo. E siccome siamo in piena Guerra Fredda, non potevano mancare le spie sovietiche, occhiuti agenti del Kgb che al pari dei militari americani vorrebbero mettere le mani sulla straordinaria creatura.

“Incapace di percepire la tua forma, ti ritrovo ovunque intorno a me  tua presenza mi riempe gli occhi con il tuo amore, e commuove il mio cuore, perché sei ovunque”.

Cosi recita a un certo punto la voce fuori che campo che chiude il film. Perché l’acqua prende la forma di ciò che la ospita. L’amore in  fondo è prendere la forma dell’altro