Morrissey, il nuovo album "Low in high school" è online

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Morrissey in concerto (Getty Images)

Per l'ex cantante degli Smith è l'11esimo album solista. Un lavoro definito dall'artista come "forte e rabbioso", ma che non ha entusiasmato la critica

L'attesa per il nuovo album di Morrissey è finita: a 3 anni dall'ultimo lavoro, l'ex cantante degli Smiths torna con "Low in high school". Un lavoro eterogeneo dal punto di vista musicale, che trae ispirazione da diversi generi, e che, a detta dello stesso Morrissey, suona "forte e rabbioso". I temi trattati arrivano a toccare argomenti delicatissimi come il conflitto israelo-palestinese. L'accoglienza della critica per l'ultima opera della voce degli Smiths, però, è stata tiepida.

Lo stile

Nel corso di 12 tracce, Morrissey esplora numerosi umori diversi, chiamando in causa, come ha osservato The Indipendent, "glam rock, electropop, tango e tropicalismo". Influenze assai distanti da chi ha amato l'impalpabile drammaticità della sua voce negli anni d'oro degli Smiths. Per comprendere quello che l'artista aveva dichiarato sul suo lavoro, è illuminante ascoltare la prima canzone della scaletta, "My love, I'd do everything for you": un brano muscolare per gli standard di Morrissey e denso di scosse chitarristiche. Il singolo, "Spent the day in bed", sembra l'esatto opposto, con i sintetizzatori a farla da padrone e un'atmosfera vicina all'electropop.

La critica

Il punteggio calcolato da Metacritic, il noto aggregatore di recensioni provenienti dalle maggiori testate, conferisce a "Low in high school" una sufficienza di misura con un voto complessivo di 61/100. Le voci più influenti come Nme e The Guardian, hanno manifestato una certa delusione per l'ultima fatica di Morrissey. Secondo Nme, l'11esimo album solista di Morrissey "parte abbastanza bene, ma poi vira seriamente nel verso sbagliato", come ad esempio nell' "insopportabile cha-cha-cha di 'The Girl From Tel Aviv Who Wouldn't Kneel'". Secondo il Guardian il disco "aderisce al modello dei suoi due predecessori", fra i lavori non più esaltanti dell'artista, e per questo è un lavoro che non potrà allargare "la base standard di fan" di Morrissey. Anche la popolare rivista specializzata Uncut ha definito "Low in high school" come il disco "più debole” di Morrissey" dai tempi di "Kill Uncle", del 1991.

 

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