Auguri Alain Delon, "faccia d'angelo" compie 82 anni

Alain Delon
Alain Delon (GettyImages)

Attore feticcio di Luchino Visconti e Jean-Pierre Melville, è stato uno dei volti più amati del cinema europeo negli anni '60 e '70. A contribuire al suo successo, una bellezza glaciale e magnetica

“Ho l’età che ho, ho fatto la carriera che ho fatto. Mi preparo a chiudere il cerchio. Non è un fine vita, ma un fine carriera”: con queste parole Alain Delon ha annunciato il suo addio alle scene lo scorso maggio. L’8 settembre, il divo dallo sguardo glaciale e dal fascino 'maudit' compie 82 anni: nell’immediato futuro ci sono una pièce teatrale e un ultimo film con Patrice Leconte prima del ritiro, nel passato una filmografia da vero fuoriclasse della settima arte. Quello di Delon è infatti uno dei volti più amati della storia del cinema: interprete sensibile e misurato, ha preso parte a più di 90 film, consegnando alla storia personaggi indimenticabili come l’eroe tormentato e fragile di “Rocco e i suoi fratelli” o il duro e spietato gangster Frank Costello. A fare da contraltare ad una carriera ricca di successi, c'è una vita privata segnata da tormentate relazioni sentimentali, amicizie pericolose e guai con la legge, che hanno contribuito ad accrescerne la fama di ‘divo ribelle’.

Gli esordi e i primi successi

Alain Delon nasce a Sceaux, nella regione dell'Île-de-France, l'8 novembre 1935 sotto il segno dello scorpione. La sua infanzia è segnata dalla separazione dei genitori quando ha solo quattro anni: costretto a frequentare un collegio di suore, viene più volte espulso per il suo carattere ribelle ed intemperante. Abbandona gli studi a soli 14 anni, e a 17 decide di arruolarsi in marina. Dopo aver partecipato alla campagna d'Indocina nella marina militare, Delon, di ritorno a Parigi, svolge i più disparati lavori per mantenersi, fino a quando l’attrice Brigitte Auber lo introduce al mondo del cinema. Il debutto sul grande schermo avviene nel 1957 nel film “Godot”, ma il primo ruolo da protagonista  arriva l’anno successivo con “L'amante pura “: sul set conosce e si innamora dell’attrice Romy Schneider, con cui forma per alcuni anni una delle coppie d’oro del cinema europeo. Nel 1960, il volto perfetto e il fascino ambiguo di Delon gli permettono di ottenere il ruolo del subdolo Mr Ripley nel film “Delitto in pieno sole” di René Clement, che lancia definitivamente la sua carriera.

L'incontro con Luchino Visconti

Nella storia del cinema pochi incontri si sono rivelati importanti quanto quello tra Luchino Visconti e Alain Delon. Sarà infatti il grande regista italiano a valorizzare il talento interpretativo, oltre che la folgorante bellezza, del giovane divo d’Oltralpe. Per Visconti Delon veste i panni nel 1960  del timido e malinconico protagonista di “Rocco e i suoi fratelli”, film che racconta la tragica storia di cinque fratelli lucani immigrati a Milano. E’ invece altèro e sprezzante Tancredi Falconeri, personaggio interpretato dall'attore ne “Il Gattopardo” (1963), adattamento dell’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e vincitore della Palma d’Oro al Festival del cinema di Cannes. Sono anni di grande popolarità per Delon, che lavorerà anche con un altro grande maestro del cinema italiano, Michelangelo Antonioni, in “L’eclisse” (1962).

Star dei 'polar'

In Francia, invece, Alain diventa l’attore simbolo dei film ‘polar’, genere cinematografico a metà strada tra il poliziesco e il noir. La sua immagine, infatti, si adatta perfettamente ai personaggi ambigui, ma dal fascino magnetico,  che popolano queste pellicole. Oltre a lavorare accanto a Jean Gabin in “Colpo grosso al Casinò” (1963) e “Il clan dei siciliani” (1969), entrambi di Henry Verneuil, l’attore inizia un proficuo sodalizio con Jean-Pierre Melville. Sul contrasto tra il volto angelico e perfetto di Delon e la sua personalità controversa, il regista francese costruisce la maschera del criminale gelido e spietato di “ Frank Costello faccia d'angelo” (1967) e  “I senza nome” (1970). Pellicola simbolo di questo periodo, è “Borsalino” (1970) di Jacques Deray: ispirato ai noir del dopoguerra americano, vedrà duettare sul grande schermo il divo francese con Jean Paul Belmondo.

Gli ultimi anni

Negli anni ‘70 Alain Delon aggiunge alla sua già ricca filmografia altre pietre miliari: nel 1972 è tormentato protagonista di “La prima notte di quiete” di Valerio Zurlini, in cui veste i panni di un professore che inizia una relazione con una delle sue allieve. Ruoli altrettanto complessi  arrivano con “L'assassinio di Trotsky” (1972) e “Mr. Klein” (1976), entrambi di Joseph Losey: nel primo interpreta il famoso sicario Ramón Mercader, celebre per l'uccisione di Lev Trockij, mentre nel secondo veste i panni di un collezionista d'arte che scopre l'esistenza di un uomo che cerca di rubargli l'identità. Dalla metà degli anni ’70 la carriera del divo subisce una battuta d’arresto: prende parte unicamente a polizieschi e thriller di minor interesse. E’ tuttavia nel 1985 che riceve il suo unico e tardivo César con “Notre Histoire”. Torna al cinema d’autore negli anni ’90 , recitando in “Nouvelle vague” (1990) di Jean-Luc Godard, “Cento e una notte” di Agnès Varda (1995) e l'ironico “Uno dei due” (1998) di Patrice Leconte. Nell’ultimo ventennio le sue apparizioni sul grande schermo si sono sensibilmente diradate anche a causa di alcuni problemi di salute. Proprio nel 2017, tuttavia, ha deciso di fare un ultimo regalo ai suoi fan, annunciando la partecipazione ad un ultimo film diretto da Patrice Leconte. “Sarà una bellissima storia d’amore. Il personaggio sarà un po’ come me nella mia vita: un uomo della mia età, capriccioso e collerico ma che scopre l’amore prima di morire”. Per l'addio alle scene, non poteva chiedere di meglio.

 

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