Da "Gimme Shelter" a "Paint It Black": 10 successi dei Rolling Stones

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In attesa di ascoltarli a Lucca nell'unica tappa italiana del "No filter tour", ecco alcuni dei brani più noti e rivoluzionari della storia del gruppo guidato da Mick Jagger

Nonostante i 55 anni di carriera alle spalle, i Rolling Stones continuano ad animare i palchi di tutto il mondo con concerti seguiti da folle oceaniche. Il 23 settembre li vedremo al Lucca Summer Festival, nell'unica data italiana del "No Filter tour". Anche in quell'occasione Mick Jagger, 74 anni, presterà la sua voce ad un repertorio che conta ormai più di 370 canzoni. Per l'occasione ecco una raccolta di 10 brani che hanno rivoluzionato la storia del rock.

"You Can’t Always Get What You Want" - Let it Bleed

In questo pezzo, final track dell'album "Let it Bleed" è racchiuso tutto ciò che ha reso famosi i Rolling Stones, sia a livello musicale sia per il messaggio veicolato attraverso le loro opere. Secondo "Vulture", in "You Can’t Always Get What You Want" ci sono diversi elementi iconici come il coro iniziale fatto da ragazzi, i testi di Mick Jagger, colpi di speranza, cinismo e malinconia, nonché una potente sezione ritmica e i riff di Keith Richards. Un mix esplosivo che tocca le corde più profonde di chiunque lo ascolti.

"Gimme Shelter" - Let it Bleed

"Gimme Shelter" mette d'accordo sia "Vulture" che "Rolling Stone": questo brano rappresenta uno degli apici della produzione musicale di Mick Jagger e soci. Nel 1995 il leader del gruppo racconta a "Rolling Stone": "È una canzone da fine del mondo. È l'apocalisse". Nel brano sono incarnate l'esperienza fisica e le sonorità della fine degli anni Sessanta, un momento storicamente tumultuoso per l'intero pianeta. "Gimme Shelter" è nata in una giornata di noia, mentre Jaggr si trovava con Anita Pallenberg, musa recentemente scomparsa. Grazie ai testi, alle intense e infuocate melodie create da Richards e alla vocalità stupefacente di Merry Clayton, il brano rappresenta un vero spartiacque nel repertorio della band.

"(I Can’t Get No) Satisfaction" - Out of Our Heads

Con questo brano si chiude probabilmente la triade più famosa del repertorio dei Rolling Stones. Tutti, almeno una volta nella vita, anche attraverso la pubblicità, hanno ascoltato "(I Can’t Get No) Satisfaction". Fu la prima hit americana, creata grazie all'ormai celeberrimo riff di apertura di Richards (che racconta a "Rolling Stone" di non ricordare nemmeno quando e come sia riuscito a scriverlo), simili al suono di un corno, e forse a uno dei testi più furbi scritti da Jagger. Le parole, fluite dalla penna in meno di 10 minuti, raccontavano la frustrazione del cantautore durante il terzo tour americano.

"Sympathy for the Devil" - Beggars Banquet

Chitarre, latin jazz, piano gospel e una voce luciferina: un mix esplosivo tutto concentrato in circa 6 minuti, ascoltato e riascoltato in numerosi film come "The Fan - Il mito" di Tony Scott (1996) e nello spot televisivo della Eau sauvage di Dior (2011). Il testo, in cui Jagger canta il ritratto di Satana, è ispirato a "Il Maestro e Margherita" di Mikhail Bulgakov. Posizione altissima nelle speciali classifiche stilate da Vulture e Rolling Stone: tra le canzoni di Jagger e compagni, Sympathy for the Devil occupa rispettivamente la terza e la quinta posizione.

"Jumpin’ Jack Flash - Through the Past", Darkly (Big Hits Vol. 2)

Parlando di questa canzone a "Rolling Stone" nel 1995, Mick Jagger disse: "È sul passare un brutto periodo e avere la forza di uscirne. È solo una metafora dell'uscire da tutte le cose acide". Come per "Gimme Shelter", questo brano rappresenta uno dei momenti più appassionati e creativi nei riff di Keith Richards.

"Beast of Burden", Some Girls

Le tonalità della voce di Jagger si fanno più calde, la chitarra di Richards accompagna un testo che ha contribuito a scrivere personalmente. Nelle note e nelle parole di questo pezzo è racchiusa tutta la malinconia della fine degli anni Settanta, in cui i problemi di droga di Richards minacciano la stessa sopravvivenza del gruppo. Per Vulture il brano si piazza addirittura al terzo posto, mentre Rolling Stone lo pone sedicesimo.

"Paint It Black", Aftermath

Posizione identica, la sesta, in entrambe le classifiche per questo brano: un altro grande classico nato alla fine degli anni Sessanta, i Rolling Stones mostrano la capacità di fare crossover con strumenti non convenzionali per il repertorio del gruppo. Per "Paint it Black" infatti sono state scelte le sonorità di un sitar, da far suonare insieme alla voce di Jagger, che canta un testo dark, in cui si parla di morte, lutto e sesso.

"Brown Sugar", Sticky Fingers

Schiavitù, sesso interrazziale e droga: sono i temi che si intrecciano in questo brano originariamente intitolato "Black Pussy". La canzone fu incisa negli studi Muscle Shoals Sound Studios di Sheffield, Alabama, nel 1969, e in breve tempo è diventata una delle hit più popolari - probabilmente perché tra le più scandalose - del repertorio degli Stones.

"Wild Horses", Sticky Fingers

"Wild Horses" è la ballata che spezza il cuore con le sue sonorità country e i versi scritti da Richards per il suo bambino, all'epoca molto piccolo, Marlon, a cui ha dedicato il ritornello. A questo, Jagger ha aggiunto le sue complicate emozioni per Marianne Faithfull, cui all'epoca era legato.

"Street Fighting Man", Beggars Banquet

"What can a poor boy do / except play in a rock 'n' roll band?" (Cosa può fare un povero ragazzo / se non suonare in una band rock 'n' roll): con un verso tagliente Jagger dipinge il futuro a tinte fosche, disegnato dalla politica della fine degli anni Sessanta. Come dichiarò Keith Richards in un'intervista, ripresa da "Rolling Stone", "non ci sarebbe stata 'Street Fighting Man' senza la guerra del Vietnam".
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