Roberto Bolle: "Vorrei dirigere la Scala. Ma è presto, amo il palco"

Nella foto Roberto Bolle. Credit: Luciano Romano
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L’étoile conquista Milano nelle due serate con i “Friends” agli Arcimboldi. Si replica a gennaio. “La gente viene a vedere me, in questi anni sono riuscito a farmi amare”. E non esclude un futuro come direttore di un corpo di ballo. “Ma c’è tempo, voglio ancora ballare”. L’INTERVISTA - LE FOTO

Due serate sold out al Teatro degli Arcimboldi di Milano (FOTO), altre due date aggiunte a fine gennaio con biglietti già quasi esauriti. "Roberto Bolle and Friends" è sbarcato nel capoluogo lombardo con il successo a cui lui, l’étoile che porta alto il nome dell’Italia in tutto il mondo, ci ha abituati da anni. Basta guardare i pullman fuori dal teatro per capire quanto ormai i suoi Gala siano diventati “un evento” imperdibile a cui tutti vogliono partecipare. Con tanto di gite organizzate. “Sono riuscito con il tempo a farmi amare e oggi vengono per vedere me. Si fidano di me, di quello che scelgo di portare in scena. Ho fatto un percorso molto onesto” ammette Roberto Bolle a Sky TG24  con quell’umiltà che lo ha sempre contraddistinto. Ma anche con la consapevolezza di chi è riuscito ad allargare i confini del teatro abbracciando un pubblico nuovo e portando la danza sul piccolo e grande schermo. Recentemente, infatti, nei cinema è stato trasmesso il film documentario “Roberto Bolle – L’arte della Danza”.

 

Teatro, tv, cinema. Cosa dobbiamo aspettarci ora? C’è un sogno ancora da realizzare?

“Non manca nulla (sorride, ndr). In realtà non so cosa aspettarmi. I progetti che ho realizzato sono spesso nati in modo inaspettato. Sono eventi della vita che arrivano a sorpresa e che superano le aspettative. Non finisco mai di stupirmi per questo. Vedremo cosa accadrà, cosa mi riserverà il futuro”.

 

I "Roberto Bolle  and Friends" hanno avvicinato alla danza un pubblico diverso, lontano da quello che solitamente frequenta i teatri. Solo Pavarotti aveva saputo fare qualcosa di simile con la lirica. Come ci si riesce?

Con tanti elementi. Bisogna avvicinarsi al pubblico in modo intelligente, portando in scena un repertorio di qualità che sia però apprezzabile da tutti. Una qualità alta ma non troppo sofisticata, capace di arrivare direttamente al cuore delle persone.  Negli anni sono riuscito a farmi amare e oggi le persone che accorrono ai miei Gala non sanno cosa vedranno sul palco, comprano il biglietto a scatola chiusa. Ma si fidano di me.

 

Amato dal pubblico, con tifo da stadio a teatro. Ma anche sui social. Che rapporto ha con i followers?

Ottimo. Su Instagram, Twitter e Facebook mi piace condividere una parte della mia vita. Pubblicando foto e video porto le persone nel backstage con me, dietro le quinte. E’ un modo per far vivere una parte di un sogno. E i social rappresentano un’altra via per avvicinare le persone alla danza.

 

Nei suoi Gala ai classici del repertorio e a coreografie più “commerciali” si alternano sempre pezzi molto ricercati e intimi, più di nicchia, che però sono applauditissimi anche da un pubblico di non addetti ai lavori…
Ho cercato in questi anni di fare innamorare i miei spettatori della danza. Di educarli ad apprezzare il bello. E le emozioni passano attraverso la bellezza.

 

La capacità di scegliere le coreografie giuste e quella di scovare talenti emergenti sono due prerogative fondamentali per un direttore di un corpo di ballo. Sarà questo il suo futuro?

Certamente mi interessa la direzione di un corpo di ballo come quello del Teatro alla Scala. E’ una compagnia che amo. E’ la mia storia e la mia casa. Mi piacerebbe rivestire quel ruolo per portare la compagnia più in alto. Sto facendo tanta esperienza con i miei spettacoli, di cui sono il direttore artistico. Certo è un ruolo molto impegnativo e sarà una sfida grande ma stimolante.

 

Una sfida che potrebbe iniziare già a febbraio? 

No. Per me ora è troppo presto perché non potrei fare quello che amo di più: andare in palcoscenico.

Aspettiamo tutti di sapere chi sarà il nuovo direttore del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala (dopo le dimissioni di Mauro Bigonzetti l’incarico è stato assunto ad interim da Frédéric Olivieri fino a febbraio, ndr).

 

Lei chi vorrebbe come direttore della Scala? 

Sinceramente è molto difficile rispondere. Serve qualcuno che conosca bene la compagnia e che abbia anche un profilo internazionale. E’ una macchina complessa da gestire.

 

Proviamo a fare un nome: Alessandra Ferri?

Alessandra conosce bene la Scala, sarebbe sicuramente una figura giusta, rappresentativa e internazionale. Avrebbe la giusta caratura. Non so però se a lei possa interessare dedicarsi alla direzione di un Corpo di Ballo (qualche anno dopo l’addio del 2007 Alessandra Ferri ha ripreso a danzare e salirà sul palco della Scala per una serata di gala il prossimo 31 dicembre con Romeo e Giulietta, ndr).

 

Restiamo in ambito internazionale: cosa manca all’Italia per avere cartelloni ricchi e vari, con spettacoli anche sperimentali, come accade ad esempio a Londra, a New York o in Russia?

In Italia c’è un pubblico di tradizione che va abituato al “nuovo”. Questo non vale solo per la danza ma per tutte le arti, dalla lirica in poi. In altre città ci sono, ad esempio, opere di architettura all’avanguardia, arti visive contemporanee, che noi non abbiamo. I nostri occhi sono abituati alla tradizione e bisogna educarli al nuovo. E’ un processo molto lungo.

 

C’è anche un problema di investimenti?

Servono investimenti, incentivi di privati, donazioni, sponsor. A Milano, ad esempio, sarebbe stato giusto per la Scala, una volta finito il restauro del Piermarini, tenere anche il teatro Arcimboldi (che ha ospitato la compagnia durante i lavori, ndr) per fare lì una stagione più sperimentale. E’ un teatro meraviglioso e ora ho avuto la fortuna di tornarci con i Gala che ho organizzato. A Parigi, ad esempio, c’è l’Opéra Garnier per le coreografie più nuove e l’Opéra Bastille per il repertorio classico. Ma a Milano non è accaduto. E’ stata un’occasione persa. 

 

Una foto pubblicata su Instagram con gli artisti che si sono esibiti con Roberto Bolle a Lecce, una tappa che ha preceduto quella di Milano.

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