"The Interview" nelle sale a Natale, Sony sfida gli hacker

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Alcune sale cinematografiche americane proietteranno il film satira sul leader nordcoreano Kim Jong-un, il cui regime è accusato di essere dietro agli hacker che hanno attaccato la Sony Pictures. Dal 24 dicembre la pellicola è anche on line

The Interview uscirà negli Usa il giorno di Natale. A dispetto dei cyber attacchi e della minaccia di ritorsioni, il film sbarca in alcune sale cinematografiche americane. Sony Picture ha infatti autorizzato la distribuzione della pellicola satirica su una trama per assassinare il dittatore coreano Kim Jong-un nei cinema della sua catena il giorno di Natale. E c'è di più: dal 24 dicembre la pellicola è disponibile on line.
La notizia, confermata ufficialmente dall'amministratore delegato del distributore televisivo e cinematografica, è stata anche rilanciata sui social media dalle sale cinematografiche di Atlanta, Austin, Dallas e Houston, che hanno annunciato la scelta di proiettare il film.



Il film anche on line - Oltre che nelle circa 300 sale cinematografiche in tutti gli Usa in cui verrà proiettato il 25 dicembre, il 24 dicembre The Interview è a disposizione in Rete. A 5,99 dollari si può vederlo su Youtube (il
più grande sito di video online del mondo), su Google Play, Microsoft Xbox video oltre che su un sito (
www.seetheinterview.com ) appositamente creato dalla società stessa.

Il caso "The Interview" - L'uscita del film era stata inizialmente cancellata dalla Sony dopo l'attacco informatico attribuito ad hacker del governo nordcoreano. Una decisione che il presidente Barack Obama aveva definito "sbagliata" perché gli Stati Uniti, ha detto, "non si lasciano intimidire".
Col passare dei giorni, intellettuali, parlamentari e distributori si sono uniti all'appello del presidente americano affinché The Interview venisse proiettato. Il 22 dicembre era stata lanciata anche una petizione per l'uscita del film guidata dalle case indipendenti di distribuzione. E nello stesso giorno, il parlamentare Democratico Brad Sherman aveva chiesto a Sony di proiettare la pellicola al Congresso "per dimostrare che il Parlamento americano - ha detto - difende la libertà di parola".

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