Björk e gli altri, quando l’app è un'opera d’arte

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L’ultimo ad interessarsi al mondo multimediale è il MoMA di New York che ha acquistato per la sua collezione un’applicazione per tablet creata dalla cantante islandese. Ma non è la prima volta che i contenuti digitali finiscono al museo

di Floriana Ferrando

L’arte contemporanea incontra la musica di ultima generazione mescolandosi con il digitale. Tutto merito di Björk. La collezione permanente del MoMA di New York si arricchisce infatti di una nuova opera che vede coinvolta la cantante islandese: il Museum of Modern Art ha acquisito l’applicazione per tablet Biophilia, progetto lanciato in occasione dell’uscita dell’omonimo album dell'artista.

Björk conquista il MoMa – L’applicazione, realizzata nel 2011 in concomitanza con il lancio del disco e nata allo scopo di proporre una via alternativa per fruire dei brani, è il primo software ibrido (un’app, appunto) che compare nella collezione del prestigioso museo. A spiegare il motivo dell’interessamento e della “prima volta” è Paola Antonelli, curatrice del Dipartimento di Design e Architettura del MoMA, che sul blog dell'istituzione racconta: “L’applicazione riflette l’interesse dell’artista in un processo di collaborazione che qui includeva non solo altri artisti, ingegneri e musicisti, ma anche splendidi dilettanti e persone che volevano giocare con l’album”. Insomma, dice la Antonelli, Biophilia si è proposta al pubblico come una vera innovazione: si tratta di un’applicazione che racchiude in sé altre dieci piccole app, una per ogni canzone dell’album di Björk, che puntano tutto sull’interattività con l’utente.

Biophilia, guarda il video



Una nuova forma d’arte - Fra animazioni e gameplay, design e figure interattive, il software permette agli utenti di modificare i suoni, registrare una propria versione del brano, interrompere la riproduzione, modificare la traccia e anche videogiocare. Il progetto fonde dunque arte, musica e mondi virtuali in modo innovativo: “Björk ha davvero innovato il modo in cui le persone ascoltano la musica - sottolineano dal MoMA - permettendo loro di partecipare, creando musica e immagini, invece di ascoltare solo passivamente”. Ogni mini-app è a tema con una diversa canzone. Prendiamo “Virus”: ad accompagnare note e accordi è la rappresentazione di una storia d’amore fra un virus e una cellula, qui l’utente interagisce proprio cercando di difendere la vita di quest’ultima.

Guarda il video tutorial di “Virus”



Il MoMA si fa digitale - Tuttavia non è la prima volta che il MoMA apre la sua collezione al mondo digitale: il primo programma informatico è stato infatti acquisito nel 1994, si chiamava Reactive Books e, ancora su floppy disc, provava a fare incontrare stampa tradizionale e media digitali. Più recentemente è stata la volta di 14 videogiochi - da Pacman a Tetris - destinati ad una sezione dedicata del museo.

App e videogiochi
- Se questa è la prima volta che un software scaricabile finisce al MoMA, già da tempo nuove forme di media interattivi sono entrate a far parte nell’universo dell’arte. Lo Smithsonian American Art Museum di Washington vanta una collezione di opere multimediali e film a cui l’anno scorso si sono aggiunti i videogiochi Flower ed HALO 2600. Mentre il Cooper Hewitt, National Design Museum ha aggiunto l'app Planetary, che permette di visualizzare le proprie canzoni su iTunes come fossero pianeti nell'universo, alla sua collezione, mettendo addirittura il codice sorgente a disposizione del pubblico. “Il Cooper-Hewitt la possiederà, così come chiunque”, scrisse il museo al tempo dell'acquisto. L'idea, raccontano, è quella di continuare a modificare il prodotto, e di farlo evolvere nel tempo a cominciare dalla visualizzazione del catalogo dello stesos museo.

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