Centomila firme contro Justin Bieber: "Fuori dagli Usa"

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Raccolta di adesioni sul sito della Casa Bianca per espellere la popstar, arrestata e poi rilasciata su cauzione. La richiesta dovrebbe essere esaminata dall’amministrazione. E intanto il tribunale di Toronto lo accusa anche di aver aggredito l'autista

di Alberto Giuffrè

“Drogato, pericoloso, spericolato, dannoso”. Insomma: “Cacciate Justin Bieber dagli Stati Uniti d'America”. Non va per il sottile la petizione lanciata da un cittadino di Detroit su “We The Peolple”, piattaforma online della Casa Bianca. Una richiesta che in poche ore ha raggiunto oltre 100 mila firme a sostegno e quindi, in virtù del meccanismo che regola il sito, potrebbe costringere il governo a una risposta. Archiviato il discorso sullo Stato dell'Unione, Barack Obama potrebbe ora dunque essere costretto a occuparsi di uno dei cittadini canadesi più famosi al mondo. Idolo di milioni di teenager in tutto il mondo – i cosiddetti bielebers –, tra cui le stesse figlie del presidente.

Dall'arresto alla petizione -
I guai per Justin Bieber sono iniziati giovedì 23, quando la polizia di Miami Beach lo ha sopreso alle 4,19 del mattino a fare una cosa d'auto con una Lamborghini affittata. Arrestato e poi rilasciato su cauzione (da 2500 dollari), il cantante era finito in carcere per guida in stato di ebbrezza. Accusa poi caduta in favore della più lieve "resistenza all'arresto senza il ricorso alla forza". Ma non è bastato il lavoro degli avvocati per placare l'ira di alcuni cittadini che hanno sottoscritto la petizione. Nel testo si chiede al governo di annullare la green card di Bieber: “Non solo – si legge – sta minacciando la sicurezza delle nostra gente ma è anche un terribile esempio per i nostri giovani”.
E intanto la polizia di Toronto ha reso noto che il cantante canadese Justin Bieber è nei guai anche per aver picchiato l'autista di una limousine. Bieber dovrà comparire per questo in tribunale nella metropoli canadesi il 10 marzo prossimo.

La contro-petizione dei fan -
Immediatamente è partita, sempre sulla piattaforma governativa, una contro-petizione che, al momento, non regge il confronto: le firme a sostegno sono al momento poco più di mille. “E' un essere umano e fa degli sbagli, non si merita tutto questo”, scrivono i fan. La parola ora dovrebbe passare alla Casa Bianca. “We the people” è stata creata nel settembre 2011 per garantire a chiunque la possibilità di interpellare il governo.
In passato ha accolto richieste di ogni tipo, dalla legalizzazione della marijuana alla grazia per Edward Snowden, la talpa all'origine dello scandalo Nsa. La soglia che obbliga il governo a una risposta è stata innalzata nel corso degli anni. Al momento il traguardo si raggiunge con 100 mila firme da raccogliere in 30 giorni dalla pubblicazione. Chissà se il "caso Bieber" costringerà la Casa Bianca a un'ulteriore modifica.

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