Arriva Jelly: ricerche social con le foto

Il logo di Jelly, il nuovo social network per le ricerche con le fotografie
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Lanciato dal co-fondatore di Twitter Biz Stone, l'app facilita la ricerca di risposte tramite le immagini, sfruttando i nostri contatti in rete. La sfida sarà riuscire a trovare una propria collocazione nel mercato delle risorse in rete

di Eliano Rossi

Si chiama Jelly ed è il primo social network del 2014. L'ha creato il co-fondatore di Twitter, Biz Stone insieme a Ben Finkel e si pone l'obiettivo di rendere più efficaci e divertenti le ricerche in rete: basta scattare una fotografia di qualcosa che ci incuriosisce, scrivere una domanda al posto della didascalia e attendere la risposta dalla nostra cerchia di amici o dai loro contatti.

L'applicazione è disponibile sia su Google Play che sull'App Store. Dopo un anno di rodaggio, ne ha dato notizia lo stesso Stone, amministratore delegato della startup, in un post sul blog di Jelly. L'app ha l'ambizione di porsi come un'alternativa più umana al motore di ricerca di Google, perché al posto del freddo algoritmo di Mountain View sfrutta la conoscenza diretta delle persone tramite Twitter e Facebook. Come ricorda l'amministratore delegato nel post di presentazione, “non è importate cosa conosci, ma chi conosci”. Così il nuovo social network prova ad unire la logica di successo delle Yahoo! Answers alla forma del popolarissimo Instagram.

Ad un primo sguardo il funzionamento dell'app non sembra molto diverso dal chiedere informazioni con un'immagine attraverso Facebook o Twitter. I followers possono già rispondere alle nostre curiosità. La novità riguarda la possibilità di disegnare sulle fotografie scattate dallo smartphone: una funzione che rende facile evidenziare il particolare dell'immagine sul quale vogliamo più informazioni. Inoltre, se si riceve una domanda alla quale non sappiamo rispondere, si ha la possibilità di girarla alla nostra cerchia di amici, aumentando la possibilità di ottenere una risposta rapida.

A differenza di Facebook o Twitter, le domande non verranno pubblicate sui profili di tutti i nostri contatti. Nonostante le ricerche possano apparire più umane, è comunque un'algoritmo, il Finkelrank (dal nome del co-fondatore), a scegliere chi può rispondere. Dopo aver dato il permesso all'app di collegarsi agli account dei nostri social network, Jelly scandaglia i followers e gli amici di volta in volta per capire quali persone possono essere le più adeguate a rispondere al singolo dubbio. “Non spariamo domande a tutti - ha spiegato Stone in un'intervista al New York Times - e speriamo di rendere l'algoritmo sempre più sofisticato”.

Se Jelly avrà un successo paragonabile a quello di Twitter è tutto da vedere. Di fatto non aggiunge una funzione inedita a quello che è già possibile fare con gli altri social network, ma rende più semplice, e grazie alla centralità delle fotografie anche più divertente, formulare una domanda ai contatti di Facebook e Twitter. Si tratterà di capire, come spiega Stuart Dredge sul Guardian, se gli utenti avranno voglia di aprire un'altra applicazione con la frequenza con la quale già usano Facebook e Twitter. E se le persone alle quali verranno rivolte le domande si sentiranno altruiste al punto da darci una risposta in breve tempo.

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