Giuda, il rock italiano che piace in Usa e Uk. AUDIO

1' di lettura

Il gruppo romano è stato uno dei fenomeni musicali dell’anno. Apprezzato in Italia e ancora di più all’estero dove ha conquistato pubblico e critica con un suono glam anni ’70. Un’intervista alla band e il b-side del nuovo singolo su SkyTg24.it. ASCOLTA

di Alberto Giuffrè

Conquistare Usa e Regno Unito a colpi di glam rock anni '70? Potrebbe sembrare come "un cinese che balla la tarantella", spiegano a SkyTg24.it i Giuda. Eppure è quello che stanno facendo loro, band romana fatta da cinque ragazzi tra i 28 e i 34 anni. Nati nel 2007, tre anni dopo hanno pubblicato il disco d'esordio Racey Roller: 10mila copie vendute, 7mila delle quali in vinile. Quest'anno è arrivato il secondo lavoro, Let's do it again (Damaged Goods), accolto con recensioni positive da giornali come Guardian, Nme e Mojo. Da poco è uscito il secondo singolo tratto dall'album, Teenage Rebel (nel video in alto potete ascoltare It's My City, il b-side). Alla vigilia del loro ultimo concerto dell'anno, il 21 dicembre al Lo Fi Club di Milano, abbiamo parlato con Lorenzo Moretti, chitarrista e autore dei brani.

Un bilancio di questi 12 mesi?
E' stato un anno importante. Siamo stati per la seconda volta in tour negli Stati Uniti ed è andata benissimo, oltre le nostre aspettative. A novembre è uscito il nostro secondo disco che sta andando molto bene. Già con l'album di esordio abbiamo notato molto interesse nei nostri confronti. Ma con l'ultimo lavoro c'è stato un balzo in avanti anche grazie a recensioni importanti.

A proposito di recensioni, qual è stata la cosa che vi ha fatto più piacere leggere sul vostro conto?
Non mi viene in mente una frase in particolare. Ma ci ha fatto molta impressione vedere una playlist di Mojo (rivista musicale britannica ndr) in cui noi eravamo al primo posto e al secondo c'era David Bowie.

Il fatto di essere italiani è stato un ostacolo?

All'inizio può esserci qualche pregiudizio. Come ha detto qualcuno, può sembrare come un cinese che fa la tarantella. Ma l'importante è il suono, non conta la nazionalità.

Avete mai pensato di cantare in italiano?

Fare rock in italiano è difficile, c'è il rischio di sembrare demenziali. La scelta dell'inglese è puramente estetica.

Il vostro suono si ispira completamente agli anni '70. Nessuna voglia di sperimentare?

Non vogliamo essere innovativi e non ci trovo nulla di male. Sono pochi gli artisti che riescono a cambiare le cose Anzi, mi sembra stano che gruppi come gli Oasis, che pescano a piene mano dagli anni '60, vengano considerati gli inventori del brit-pop.

Cosa ne pensi di Spotify? E' vero che non aiuta gli artisti emergenti?

Non saprei, il digitale è sicuramente fondamentale ma per noi lo è ancora di più l'analogico. Delle 10mila copie vendute del nostro primo disco, 7mila sono state in vinile.

Siete tifosissimi della Roma. E' vero che il presidente Pallotta è un vostro fan?

E' venuto a New York a vedere un nostro concerto. Dopo siamo andati a cena insieme e abbiamo parlato di musica, cibo e altre cose.

E Totti, al quale avete dedicato una canzone? Scambiereste una recensione positiva con una serata col capitano?
Di più: io sarei pronto a rinunciare a tutte le recensioni per la vittoria dello scudetto.

Su Facebook la foto della band con il presidente della Roma, James Pallotta


Il video di Wild Tiger Woman

Leggi tutto