Al cinema arriva la moda dei film concerto

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Il 27 febbraio esce Live at the Bowl '68, documentario sul concerto dei Doors del 1968. Solo l'ultimo caso di una nuova ondata di pellicole musicali che ha già visto tornare, sul grande schermo, nomi come i Queen e i Beatles

Spalleggiati da Mick Jagger, con cui andarono prima a mangiare e soprattutto a bere, i Doors entrarono la sera del 5 luglio del 1968 all'Hollywood Bowl di Los Angeles trovandosi di fronte una platea sterminata. Quel concerto cult, considerato tra i critici come la migliore performance mai registrata in video dalla band californiana, esce ora in 300 sale, distribuito da Microcinema solo mercoledì 27 febbraio in un'edizione integrale e con una qualità migliorata con audio surround 5.1. "Si sente come se vi trovaste realmente in quell'Arena, sul palco assieme a noi", sottolinea oggi il tastierista Ray Manzarek, 74 anni, all'epoca neppure 30enne.

La nuova onda dei film - concerti - The Doors live at the bowl è l'ultimo in ordine di tempo di film musicali, concerti veri e propri, che nell'era del downloading e di album solo virtuali riportano il pubblico non solo ad ascoltare la musica tutti insieme ma anche a vederla, seppure non in uno stadio ma nel chiuso tecnicamente perfetto di una sala cinematografica trasformata per l'occasione in una sala per audiophiles. La musica ridiventa così grazie al cinema quel rito collettivo perduto in tempi di cuffiette colorate incastrate nelle orecchie e questo è certamente tra i motivi della tendenza di successo dei film musicali al cinema. I numeri non sono da sottovalutare: il film su Vasco in 2 giorni ha incassato 343 mila euro; sul circuito The Space Pearl Jam 20 (nella seconda replica dopo più di un anno) 25.000 in 3 giorni di programmazione e Hungarian Rhapsody: Queen live in Budapest, 117.000 in 2 giorni di programmazione. Tra i vari film distribuiti da Nexo Digital: Ligabue Day 2010 è stato visto da 43 mila persone; Led Zeppelin, tra prima data e replica, 51 mila persone, mentre il Magical Mystery Tour dei Beatles (in un numero limitato di sale, 30, per precisa indicazione internazionale) è stato visto da 11 mila persone. C'erano stati il George Harrison di Martin Scorsese, The Blues Brothers restaurati in omaggio a John Belushi nel 30/mo della morte, tra i tanti altri.

Due titoli in arrivo
- E in futuro? I listini sono segreti, la competizione tra i circuiti diventata fortissima nell'acquisizione dei diritti per l'Italia proprio perché sul genere si è creato un nuovo mercato di nicchia sufficientemente importante in un periodo di crisi degli esercenti. Una sola anticipazione: un documentario sul blues di B.B.King che il circuito The Space programmerà l'11, 12 e 13 marzo (mentre la nuova stella della musica soul Anastacia debutta con All you can dream il 5 e 6 marzo, una storia con un forte messaggio sociale contro il bullismo e l'obesità infantile).

Il concerto dei Doors
- Il concerto dei Doors è stato rimasterizzato da Bruce Botnick, lo stesso fonico che all'epoca si occupò della registrazione su un otto piste a bobina e che ha potuto ricostruire non solo il video integrale del concerto ma anche migliorare il sound. The Doors live at the bowl '68 è diviso in due parti: la prima con le interviste oggi, il racconto di quel giorno, contributi di amici e addetti ai lavori, poi dopo una mezz'oretta il concerto vero e proprio, magiche note da Alabama Song (Whisky Bar) a Hello, I love You, da When the music's over a Back Door Man, Waiting for the Sun, il brano-manifesto Light my fire. Jim Morrison, nella bellezza apollinea dei suoi 25 anni (morirà giusto 3 anni dopo, il 3 luglio '71 a Parigi in circostanze mai chiarite e esaltatrici del culto di cui già in vita godeva) domina la scena davanti alle migliaia dell'Arena, carismatico come mito vuole, sfrontato con quel cantare di spalle al pubblico, ondeggiando sotto l'effetto dell'Lsd, sussurrando i testi di canzoni che lui considerava poesie.

La clip dal documentario Live at the bowl '68


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